Protesta

Lavoratrici Qè: “Abbiamo perso il lavoro, adesso lo rivogliamo!”. Tra loro anche 40 disabili

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23 set 2016 - 13:01

CATANIA -  “Chiediamo che ci venga restituito ciò che ci è stato tolto: il nostro lavoro“. È questa la richiesta che avanzano i 600 lavorati del call center Qè di Paternò scesi in piazza per chiedere l’intervento delle istituzioni. 

A spiegare a NewSicilia.it la situazione dell’azienda sono due lavoratrici, Valentina Borzì e Anna Orifici: “Lavoriamo al call center da otto anni e negli ultimi due la nostra azienda ha attraversato uno stato di crisi: abbiamo firmato prima un accordo di cassa integrazione per provare a tamponare gli esuberi ed evitare i licenziamenti, e poi a maggio abbiamo firmato i contratti di solidarietà che ci avrebbero permesso di tamponare per altri due anni“.

Da maggio, però, l’azienda ha iniziato a non pagare più gli stipendi: “Tutti ci chiedevamo cosa stesse succedendo, ma l’azienda continuava a non darci risposte. Da quel momento abbiamo deciso di scendere in piazza: Abbiamo fatto il primo sciopero il 6 luglio per chiedere al sindaco di Paternò di convocare il Prefetto e consegnargli la vertenza, affinché si trovassero nel territorio delle aziende disposte a prendere in affitto le commesse. In questo modo l’azienda avrebbe potuto terminare il suo percorso e chiedere il fallimento, ancora non arrivato“.

Spiegano ancora le due lavoratrici: “Il senso di questa manifestazione è quello di provare a coinvolgere la Regione e il Ministero per riuscire a trovare un accordo che riesca a tutelare tutti i lavoratori, o quanto meno la maggior parte di essi. Tra di loro anche 40 disabili e tantissime famiglie a monoreddito“. 

Oltre a non prendere lo stipendio da quasi quattro mesi, a maggio i lavoratori dell’azienda hanno subito un duro colpo: a causa della chiusura di un sito, circa 200 collaboratori a progetto hanno perso il posto di lavoro. 

Non è mancata la solidarietà da parte dei concittadini di Paternò: la manifestazione di oggi in piazza Roma, infatti, è stata totalmente finanziata con i contributi dei commercianti e dei comuni cittadini del paese. 

Concludono Borzì e Orifici: “Non abbiamo perso il lavoro a causa di una perdita di commesse o di un calo di volumi. Abbiamo perso il lavoro a causa di una cattiva gestione imprenditoriale. Chiediamo di poter tornare a gestire quanto meno i nostri volumi. Il tavolo al ministero servirà proprio a questo scopo“.

Aurora Circià



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