Intercettazione

Caso Crocetta: Claudio Fava e Rita Borsellino analizzano cosa è divenuta l’antimafia

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Claudio Fava, vicepresidente della commissione nazionale antimafia
17 lug 2015 - 10:58

PALERMO – L’intero movimento antimafia è scosso dalla vicenda che ha investito il governatore Rosario Crocetta.

Sono ore complicate e molto confuse: prima lo scoop dell’Espresso poi la smentita della procura di Palermo e qualche dietrofront della politica.

La frase incriminata che sarebbe stata pronunciata dal medico personale del presidente ha fatto il giro del mondo proprio alla vigilia della commemorazione del 19 luglio dell’eccidio di via D’Amelio dove Paolo Borsellino e la sua scorta persero la vita.

Due autorevoli protagonisti del movimento antimafia hanno preso nettamente posizione. Claudio Fava ha definito il tutto con un aggettivo: “miserabile”.

“Miserabile questo tal medico Tutino, chirurgo estetico al servizio dei capricci di Crocetta - ha scritto su Facebook il deputato - quando dice che vorrebbe veder saltare in aria Lucia Borsellino come il padre. Ancor più miserabile questo Crocetta che ascolta al telefono quella bestemmia senza nulla replicare. Dovrebbe fare la fine del padre, dice uno; e l’altro: muto. Se ci fosse un briciolo di dignità e di verità nelle parole dolenti con cui oggi verrà ricordata la morte del giudice Paolo Borsellino, quelle parole dovrebbero pretendere una sola cosa: che il presidente Crocetta se ne vada subito per manifesta e reiterata indegnità. Non sfiduciato: cacciato via”.

Dopo la raffica di smentite e di conferme sull’autenticità dello scoop de l’Espresso Fava ha spiegato di “avere difficoltà a pensare che questa intercettazione sia una bufala o un falso fabbricato ad arte per colpire Crocetta”.

Al quotidiano La Stampa inoltre Fava - che è vicepresidente della commissione antimafia – ha aggiunto: “Potrebbe essere un’intercettazione gestita da altro ufficio giudiziario o non ancora messa nella disponibilità del procuratore di Palermo. Se fosse vera ne uscirebbe comunque un quadro desolante di miseria umana, inadeguatezza morale. Grave crisi di ethos della politica”.

Stessa ruvidezza utilizzata da Rita Borsellino - sorella del magistrato ucciso dalla mafia – invitata ieri sera all’incontro “Legami di memoria” organizzato dall’Arci a casa Professa, a Palermo, in occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio.

“Mio fratello Paolo ha parlato proprio qui a casa Professa - ha spiegato la Borsellino – nel suo ultimo, sofferto, discorso di qualche ‘Giuda’. Oggi mi è venuta in mente questa parola, chissà perché. Io so quanto sia pesante dover ammettere, anche quando non vorresti, che forse hai fatto male a fidarti di qualcuno con cui hai condiviso tante cose, che forse è meglio camminare da soli. La delusione fa male, perché quando percorri la strada dell’impegno e senti l’urgenza del cambiamento che ti preme dentro, hai bisogno di sapere che le persone che ti stanno attorno non ti stanno tirando una fune per farti inciampare”.

Sull’intercettazione incriminata ha aggiunto: “Quando ti rendi conto che è così, il dolore, lo scoraggiamento, il senso di impotenza rischiano davvero di distruggerti e alla fine sei costretto a fare i conti con una realtà che non vuole la verità, ma anzi la rifiuta. La cosa che mi ha fatto più male? Certamente la notizia in sé, come lo sconcerto davanti allo squallore di certe frasi, e poi le continue smentite. Questo è l’inizio dell’ennesimo buco nero. La nostra storia, e non parlo solo di quella palermitana, di buchi neri ne ha troppi”.

La Borsellino ha, però, esternato i suoi dubbi su una polemica esplosa sui giornali che rischia di delegittimare tutto il movimento antimafia anche se è certo che vi sono degli antimafiosi di facciata.

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Andrea Sessa



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