Caso

Cara di Mineo: un comitato d’affari per clientele politiche?

mineo
24 mar 2015 - 11:18

MINEO - In principio fu Mafia Capitale e si pensava che l’inchiesta colpisse soltanto la città capitolina. Ma le ramificazioni sono arrivate sino in Sicilia e in particolare a Mineo, il centro d’accoglienza per richiedenti asilo più grande d’Europa.

Il giro d’affari sui migranti – come emerge da un’intercettazione telefonica della cupola di Carminati e Buzzi – rende più del traffico di droga, crea clientele politiche e tanto potere. Si stimano sui 605 milioni di euro e vi sono oltre 2mila centri d’accoglienza e 66mila richiedenti asilo.

A Mineo nel 2011, in piena emergenza dopo i fatti della primavera araba, il governo Berlusconi – attraverso il ministro Maroni – ha deciso di ospitare nel residence degli Aranci (una vera e propria cittadella in mezzo al nulla e destinata alle famiglie dei militari americani in servizio a Sigonella) della Pizarotti i migranti richiedenti asilo.

Giuseppe Castiglione – allora presidente della provincia etnea – era il soggetto attuatore e avevano nominato Luca Odevaine all’interno della commissione del consorzio che gestiva il Cara. E’ recente la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Castiglione.

Castiglione – attuale sottosegretario del governo Renzi – ha affermato ai microfoni di Presa Diretta che “Odevaine non lo conoscevo ma era una persona esperta, forse troppo”.

Il vorticoso giro di denaro – a Mineo si parla di un appalto di 100 milioni l’anno – era controllato da Odevaine che in un’intercettazione parla proprio di un “appalto blindato”. La stessa autorità anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, ha definito la gara illegittima e le procure di Caltagirone e Catania hanno aperto delle inchieste.

Quando – nei giorni scorsi – è venuto Matteo Salvini in visita a Mineo si è aperta una diatriba più politica che etica. I contestatori più accesi erano i consiglieri comunali dell’Ncd (maggioranza) che difendevano il Cara “perché porta lavoro”.

E infatti l’Ncd – con il sindaco Aloisi . alle ultime elezioni ha preso il 40% in città e molte sono le connessioni tra gli alfaniani e le persone che lavorano all’interno della struttura d’accoglienza. Come emerso dalla puntata di Presa Diretta – e oggi con dettagliate ricostruzioni su La Sicilia - molti dei fondi per il Cara e per l’integrazione degli immigrati sono stati utilizzati per feste di paese e sagre.

La sagra del carciofo di Ramacca poco ha a che vedere con un progetto di integrazione. E spesso a questi eventi era presente lo stato maggiore dell’Ncd. Nonostante anche il Pd, nell’ultima direzione provinciale abbia chiesto chiarezza sul Cara chiedendone il commissariamento, anche i dem attraverso sindacati e associazionismo hanno avuto le mani in pasta nel sistema.

Sul tema è intervenuto Giordano Sottosanti, di Fratelli d’Italia, evidenziando “l’ennesimo scandalo nella gestione di quello che ormai è un vero e proprio business dell’accoglienza”.

“Anche per questo Fratelli d’Italia - aggiunge - chiede da tempo che i costi dell’accoglienza siano a carico dell’Unione Europea e che le risorse così risparmiate dallo Stato italiano possano essere destinate non alle festicciole, ma ai nostri anziani, ai nostri disabili, ai nostri pensionati e ai nostri disoccupati”.

“Riteniamo inoltre che i richiedenti asilo - conclude - vadano necessariamente distribuiti equamente in tutti i 28 paesi dell’Unione e non solo in Italia. Perché purtroppo ad oggi la normativa europea, tramite gli accordi di Dublino, prevede che un richiedente asilo che arriva in territorio europeo deve essere accolto nella prima nazione nella quale si presenta, ma non può poi girare liberamente negli altri paesi. Si tratta di una norma palesemente discriminatoria per i Paesi di frontiera e quindi più esposti come l’Italia. Purtroppo alla fine il risultato, che noi vorremmo impedire, è che gli immigrati vengono stipati in dei lager in pessime condizioni e che gli italiani hanno sempre meno risorse a disposizione. Questa non è affatto solidarietà, né per gli uni e né per gli altri”.

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Andrea Sessa



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