Intervista

Capodicasa (Pd): “Crisafulli non è un impresentabile”

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Angelo Capodicasa
26 mar 2015 - 06:13

PALERMO - Angelo Capodicasa, cresciuto a pane e Pci, è stato il primo vero e autentico presidente della regione di sinistra. Poi ha seguito le evoluzioni del suo partito, passando per il Pds, i Ds per poi confluire nel Pd. È al terzo mandato alla Camera dei deputati e, in un’intervista telefonica, non si sottrae a commentare i fatti che stanno scuotendo dalle fondamenta il suo partito in Sicilia. La fusione tra Pd e Articolo 4, le primarie dei veleni di Agrigento e il “caso” Crisafulli agitano il partito.

- Onorevole Capodicasa lei è stato a Palazzo d’Orleans. Molti suoi successori hanno avuto pesanti guai giudiziari. Non è che quello è un palazzo dei veleni?

“Non penso che lo sia, ma quello del presidente è un ruolo e una carica fortemente esposta. C’è una grande pressione, critiche e tanti interessi. Come tutte le cariche monocratiche ha grandi responsabilità”.

- Il suo partito sta cambiando pelle con il renzismo, come lo vede?

“Vedo un Pd attraversato da un forte dibattito politico e stiamo vivendo una fase di fondazione. Siamo ancora un partito relativamente giovane: siamo nati nel 2007. Ancora si devono definire i nostri connotati e ci sarà un dibattito costante e acceso su quale debba essere il blocco sociale di riferimento”.

- Ma gli ingressi, recenti, di Articolo4 e altri deputati lontani dalla storia della sinistra non snaturano il Pd?

“Non sono gli ingressi che snaturano il Pd. Essi sono legati al tipo di carattere che il partito ha in sé. Se io chiedo di aderire è perché quel partito ha connotati compatibili con i miei. La direzione di Renzi ha in parte modificato i connotati e ha allargato il partito con le conseguenze dei nuovi ingressi”.

- Quindi moriremo democristiani?

“Guardi io sono d’accordo sul fatto che la sinistra del futuro non può essere quella del ’900. Quella storia ha trovato un suo limite. Adesso di deve ricostruire anche se non si debbono abbandonare i valori della sinistra pur ricercando un orizzonte nuovo. Serve un dialogo e un confronto interno. La Dc è morta così come i partiti ideologici di una volta e non ha senso parlare di democristiani, è un elemento nostalgico usato da qualcuno. Anche la destra è frantumata, basti pensare a Fi, Ncd e Lega. Le trasformazioni stanno interessando tutti: occorre rimodellarsi alla luce dei cambiamenti”.

- A proposito di confronto: il caso Crisafulli. Perché sarebbe definito un impresentabile?

“Mi chiedo pure io cosa voglia dire impresentabile. Si tratta del segretario del Pd di Enna: quindi i suoi iscritti lo considerano presentabile. È un dirigente molto amato e votato nella sua terra e considerato degno di stima. Devono essere poi i cittadini a scegliere, altrimenti vi sarebbe un metodo difforme sulla scelta dei candidati rispetto a quello dei sottosegretari. Ve ne sono alcuni con indagini in corso: sarebbe un inaccettabile doppiopesismo”.

- Ad Agrigento ha vinto un candidato sponsorizzato dal centrodestra e da Forza Italia…

“No, ad Agrigento Alessi non è stato proposto da Fi ma dal partito democratico riformista con Cimino e sostenuto da Patto per il territorio che agisce da anni in città e di cui fanno parte alcuni esponenti di Fi. Ma non vi sono coincidenze di linea: è un movimento in cui ci sono i forzisti ma non solo. Io ho sponsorizzato  Epifanio Bellini, segretario del circolo Berlinguer del Pd”.

- L’Imu agricola: ci sarà un passo indietro per la Sicilia?

“È un peso per tutte le regioni non solo per la Sicilia. C’è stata una sollevazione dovunque e il governo ha detto che rivederà i criteri”.

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Andrea Sessa



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