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“Bianco e gli assessori non sanno governare”. Il consigliere Arcidiacono: “Basta con la stagione dell’apparire”

arcidiacono
21 apr 2016 - 06:02

CATANIA - Non solo Maurizio Caserta. A ritenere che Enzo Bianco e la sua Giunta abbiano fatto traboccare la proverbiale goccia è anche Sebastiano Arcidiacono. Il vicepresidente del Consiglio del Comune di Catania non sfodera la sciabola così come ha fatto l’economista e presidente dell’Associazione Mediterraneo, Sicilia, Europa, ma preferisce utilizzare il fioretto. Sempre di arma da taglio si tratta. Taglio, sì, taglio netto.

Riferendosi allo scandalo dell’aggiudicazione a una società toscana della consulenza per la redazione del Piano di riequilibrio per il risanamento delle casse comunali, che in Sicilia come delegato ha il Presidente del Collegio dei Revisori del Comune di Catania, in una nota Arcidiacono ha dichiarato che “Per fortuna dell’amministrazione comunale la stessa società aggiudicataria ha ritenuto di rimuovere il problema, rimettendo l’incarico con una sensibilità che l’assessore al Bilancio e Finanze Giuseppe Girlando ha mostrato di non avere, poiché il Consiglio avrebbe dovuto esprimersi su un atto importantissimo con il parere di un organo il cui vertice aveva un interesse specifico con la società stessa. Un quadro di opacità che avrebbe alimentato incertezze e dubbi in un momento particolarmente delicato per il futuro dei prossimi 30 anni della Città che l’assessore Girlando non ha colto, rilasciando dichiarazioni di sufficienza su una vicenda imbarazzante che mostrano un elegante disprezzo verso il Consiglio comunale, purtroppo manifestata anche in altre occasioni, che dovrebbero farlo riflettere sulla qualità della sua azione di assessore alle Finanze e nel suo rapporto con il Senato cittadino”.

Quel “farlo riflettere sulla qualità della sua azione di assessore alle Finanze” dice tutto. Taglia tutto. Ma per essere certi di non avere sbagliato interpretazione, lo abbiamo chiesto allo stesso Arcidiacono, che con franchezza ci ha risposto che “Beh, è chiaro quanto ho dichiarato. Il mio è un invito a Girlando a mettersi da parte, poiché ha definitivamente manifestato la sua inadeguatezza. E con lui, chi della Giunta è responsabile, cioè il sindaco”. D’altronde, Girlando è anche assessore alle Partecipate. Altro pantano dove l’amministrazione adora sguazzare. “Hanno deciso di non decidere - afferma Arcidiacono -. Rinviando scelte non rinviabili e non rispettando il piano di riequilibrio del 2012 approvato dal Ministero e dalla Corte dei Conti e riconosciuto da questa amministrazione. La vendita totale o parziale delle partecipazioni comunali sono per una parte imposte dalle norme, più volte modificate dal Governo Monti ad oggi, per altra parte necessarie. La scelta di non venderle significa due cose: la prima, far pagare i debiti del comune di Catania interamente ai cittadini, non volendo ridurre il debito con il ricavato della vendita delle quote; la seconda, rischiare il default di alcune aziende la cui gestione esclusivamente pubblica è stata, quasi ovunque, fallimentare. Nel caso Asec, per esempio, c’è il rischio concreto di restare fuori dal mercato in quanto non ha i parametri per partecipare alle gare d’ambito”.

E sulla mancata fusione fra Amt e Sostare ci rivela che “L’amministrazione in genere non giustifica le proprie scelte, talvolta le comunica diramando comunicati stampa, e soprattutto non ama il contraddittorio e ciò rende difficile ogni possibilità di offrire un contributo alla causa. Nel caso specifico, ci sono state diverse pressioni del sindacato dei lavoratori a cui l’amministrazione comunale ha ceduto. Nel frattempo l’Amt gestisce anche alcuni parcheggi che sarebbero nella mission di Sostare, insomma, nel tentativo di tappare i buchi non si sa chi fa cosa e questo è veramente un grande rischio per la tenuta delle partecipate e degli stessi lavoratori. Credo che non decidere non serva a nessuno: né ai lavoratori che rischiano di trovarsi, a forza di rinvii, in aziende decotte con il rischio del posto di lavoro nè alla città che potrebbe avere servizi migliori, né all’amministrazione, soprattutto a quelle future, che si ritroveranno con un patrimonio depauperato. Oggi le partecipate hanno un bilancio aggregato di circa 130 milioni di euro e 1.600 dipendenti”.

Ed il rischio default anche per il consigliere comunale “È possibile. Bisogna urgentemente decidere e cambiare strada, assumendo le responsabilità delle scelte senza rinvii”. Responsabilità che, secondo Arcidiacono, non sono soltanto dell’amministrazione.

“Amministrare la cosa pubblica è un mestiere difficile e faticoso ma, sinceramente - conclude - credo che non ne abbiano la consapevolezza: sembrano “felici di esserci”. Tuttavia, non credo che le responsabilità siano tutte dell’amministrazione. Il cambiamento non si fa solo opponendosi, ma offrendo una proposta credibile alternativa su ogni singolo tema e, da questo punto di vista, Catania fa fatica a fare sistema, a lavorare insieme per il bene comune, nonostante le straordinarie energie del mondo associativo, della scuola, dei movimenti spontanei e di quartiere che ogni giorno chiedono di partecipare alle decisioni pubbliche. Catania, noi tutti, se vogliamo salvarla dobbiamo cambiare paradigma: prendere atto, senza girarci troppo intorno, che l’era post ideologica ha fatto a pezzi i partiti e relegato la politica al misero ruolo di scambio per il governo della cosa pubblica, ed è necessario unire le energie di chi intende la politica come servizio, capace di fare le scelte che servono, mettendosi alle spalle la stagione dell’apparire”.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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