Chiarezza

Berretta e Raciti: “Accertare la regolarità delle gare d’appalto e i metodi di assunzione al Cara di Mineo”

Cara di Mineo
12 feb 2015 - 13:05

ROMA – “Verificare la correttezza della gestione del Consorzio di comuni che gestiscono il Cara di Mineo e in particolare accertare la regolarità nell’espletamento delle gare di appalto”. Lo chiedono sulla “gestione dell’emergenza immigrati nella provincia di Catania” i deputati siciliani del Partito democratico Giuseppe Berretta e Fausto Raciti in un’interrogazione al ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

“Le recenti dichiarazioni del sindaco di Ramacca, Francesco Zappalà sulla gestione del Cara di Mineo e degli Sprar del comprensorio – aggiungono Berretta e Raciti – fanno emergere un quadro di assunzioni, favoritismi, condizionamenti e opacità nelle gare d’appalto sui cui sono necessari chiarimenti anche da parte del ministero dell’Interno”.

Nell’atto ispettivo, Berretta e Raciti riprendono le dichiarazioni del sindaco di Ramacca che, tra le altre cose, “ha raccontato come i Comuni della zona del Calatino interessati dal Cara di Mineo si fossero espressi a stragrande maggioranza (dieci a tre) per la costituzione di un Consorzio che avesse come presidente, da statuto, un sindaco. Solo tre comuni, invece, avevano votato a favore di uno statuto che prevedeva come presidente l’ex presidente della Provincia di Catania”, che è l’attuale sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione.

Nell’interrogazione i due parlamentari del Pd chiedono anche “contezza sui metodi delle assunzioni al Cara di Mineo”. “Uno degli atti che contraddistinguono la nuova gestione del Consorzio - scrivono ancora Berretta e Raciti - è l’assunzione di Luca Odevaine, al cui riguardo il sindaco ha affermato che ‘la fretta nell’assunzione di Odevaine era di calarlo nella commissione di gara’ e che ‘alla fine ha partecipato di fatto una sola ditta quindi non c’era pericolo’”.

Infine nell’atto ispettivo si chiede “chiarezza sui verbali del consiglio d’amministrazione del Consorzio, che non sarebbero mai stati pubblicati”.

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Redazione NewSicilia



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