Protesta

Adesso Basta!”: class action o tesseramento politico?

facebook adesso basta
28 apr 2015 - 17:13

PALERMO – “Adesso Basta!” è questo il nome di un nuovo gruppo nato su Facebook che, in pochissimi giorni, ha arruolato più di 22 mila iscritti. Ad infiammare gli animi dei followers avrebbe contribuito l’idea lanciata dagli amministratori di dar vita ad una vera e propria class action contro gli enti preposti alla manutenzione della rete viaria nazionale. Dati gli incidenti recentemente verificatisi sulle nostre strade, non ultimo il crollo di un pilone di sostegno sulla A 19, il gruppo ha subito riscosso un certo successo.

Ma in che misura i followers di “Adesso Basta!” hanno coscienza di ciò che può significare prendere parte a questa pagina? Molto probabilmente la maggior parte di questi non sa che in effetti non è possibile attuare una Class Action contro la Pubblica Amministrazione, né tanto meno ottenere dalla stessa dei risarcimenti a seguito di una simile forma di protesta. Questo madornale errore di programmazione, tanto più grave se si considera che tra gli amministratori del gruppo sono presenti anche due avvocati di cui uno si dice proprio specializzato in class action, dovrebbe già bastare a destare dei sospetti negli internauti.

A rafforzare le perplessità di chi, anche per puro caso, ha avuto modo di visitare l’appena citata pagina Facebook dovrebbe poi contribuire un ulteriore dettaglio. Alcuni degli amministratori e dei membri più attivi del gruppo sono noti a Palermo per aver a lungo militato tra le fila di piccoli e grandi partiti siciliani, appartenenti stranamente alla stessa ideologia. Tra questi nomi è addirittura possibile scorgere quello di persone molto vicine al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Casualità?

Si dice che tre indizi facciano una prova: bene, non soltanto le riunioni indette per organizzare la class action si terranno al Politeama di Palermo (storica sede di incontro di determinate fazioni politiche), ma in passato “Adesso Basta!” è stato il nome dato ad un partito, forse non a caso, appartenente allo stesso schieramento ideologico. Inoltre, elemento da non sottovalutare, il gruppo dovrebbe optare per una politica di maggiore trasparenza e rivelare ai suoi iscritti i nomi dei fondatori.

Non è quindi assurdo pensare che il gruppo nato su Facebook abbia la funzione di tesserare dei nuovi iscritti: certo, si potrebbe controbattere che queste sono solo ipotesi, che finora non si ha alcuna prova certa relativamente a quanto teorizzato.

Verissimo, ma nella stessa misura è bene sapere che un gruppo nato su Facebook, quale che sia la sua origine, difficilmente potrà rappresentare un numero così grande di iscritti senza una legge che li supporti, né tanto meno è saggio supporre che affidare i propri dati personali ad illustri sconosciuti (non ad un ente adeguatamente registrato), sia un atto prudente; soprattutto su internet, soprattutto quando nel caso in cui fosse necessario, non si saprebbe su chi rivalersi.

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Valentina Idonea



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