Ricorrenza

Ars, oggi il 70° anniversario della fondazione

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26 mag 2017 - 18:44

PALERMO - Il 26 maggio del 1947 nasce in Sicilia l’Assemblea regionale siciliana, con un proprio Statuto autonomo, peraltro, pienamente inserito nella legge Costituzionale della Repubblica italiana, sorta dalle ceneri del vecchio regno dei Savoia. Una forma di vero e proprio riscatto del popolo siciliano, conquistato persino con il sangue, per le varie insurrezioni sorte in quasi tutte le città dell’Isola e che fecero maturare un periodo piuttosto incandescente che parte dall’estate dello sbarco alleato del ’43 fino alle politiche del ’46.

Salvatore Nicolosi, insigne giornalista catanese, chiamò “Sicilia contro Italia” il suo libro dedicato ai fatti di cronaca del “Separatismo siciliano” che diedero origine all’ossatura strutturale e organizzativa della Regione siciliana. Oggi ricorre il 70° anniversario e, ahimè, parlare di buona salute di quest’Isola sembra stare molto lontani dalla realtà. Le patologie che hanno compromesso, in questi lunghissimi anni, la terra di Sicilia sono sempre uguali e ormai del tutto croniche come lo squallido assistenzialismo, il mancato e sempre sperato sviluppo economico, la trasformazione di un Organismo istituzionale in mamma Regione e diventare tale solo per laute prebende per i raccomandati dei politici di turno, per l’assegnazione di appalti agli amici degli amici, per mettere in piedi Partecipate al solo scopo di creare posti di lavoro sicuri per i grandi elettori e così via.

L’ Autonomia dello Statuto non è servita a niente e nessuno, salvo casi sporadici in cui qualcuno ci ha lasciato le penne come Piersanti Mattarella. Ma ci si è mai preoccupati di porsi domande come: “Ma perché la nostra è una Regione autonoma e per giunta a Statuto speciale? Ma perché si chiama Regione Siciliana e non Sicilia, come bovinamente viene definita dallo stesso presidente Crocetta? Ma perché in Sicilia, il capo della Regione si chiama Presidente e non Governatore? Ma perché ancora la Regione Siciliana è nata prima della Repubblica Italiana e non negli anni 70 come le altre regioni italiane ordinarie.

A questo punto facciamo un piccolo flashback per far capire alle nuove generazioni come è nata la nostra Regione, e ad opera di chi. Il 2 marzo del ‘46 Salvatore Aldisio rassegnò la proprie dimissioni dalla carica di Alto Commissario e 20 giorni dopo vennero posti in libertà Finocchiaro Aprile, Antonino Varvaro e Francesco Restuccia. I risultati delle elezioni politiche del 2 giugno per il referendum istituzionale alla Sicilia furono: 13 seggi alla DC, 8 all’Unione Democratica Nazionale, 7 al PSI, 5 all’Uomo Qualunque, 4 al MIS (Andrea Finocchiaro Aprile, Antonino Varvaro, Concetto Gallo e Attilio Castrogiovanni) e 3 al PCI. Il primo luglio, insediati gli eletti all’Assemblea, Concetto Gallo venne scarcerato dall’Ucciardone a Palermo, e per la cronaca venne accolto alla stazione di Catania da un’immensa folla di simpatizzanti.

Il comandante generale dei Carabinieri Brunetti, in un rapporto del 22 luglio del ’46 al ministero dell’Interno, scrisse: “Nei giorni scorsi tornò a Catania, dimesso dalle carceri giudiziarie di Palermo, in divisa da comandante dell’EVIS, Il neodeputato alla Costituente Concetto Gallo, fanatico e pericoloso separatista. Erano ad attenderlo allo scalo ferroviario familiari e parenti ed una quarantina di aderenti al MIS, in prevalenza giovani studenti i quali – staccato il cavallo dalla carrozza sulla quale il liberato aveva preso posto – trainarono il veicolo a mano fino alla sede del movimento”.

In seguito all’amnistia, concessa dal Guardasigilli Palmiro Togliatti, vennero liberati i militanti dell’EVIS, e con la concessione dell’Autonomia all’Isola, il MIS dichiarò la nuova linea politica con la quale rinunciava al separatismo, volontà politica, quest’ultima, che aveva persino manifestato l’idea dell’adesione agli Stati Uniti d’America. Le lotte per l’affermazione dell’autonomia continuarono per qualche anno ancora, specie con la prima legislatura regionale del dopoguerra e le elezioni regionali del 1947. Attilio Castrogiovanni pilotò la campagna elettorale per le regionali con un MIS rinnovato; non si parlava più di separatismo, ma di federalismo ed il partito non era più un movimento politico illegale o semiclandestino, ma si presentava come il baluardo della difesa autonomista e della rigorosa attuazione del nuovo Statuto siciliano.

Il prof. Guido Ziccone in “Storia illustrata” scrive: “Il separatismo ebbe una matrice popolare spontaneisitica che non fu coagulata da un’unica ideologia specifica, libertaria o reazionaria che fosse. Per qualche tempo i Siciliani credettero nella possibilità di affrancarsi dalla emarginazione e dalla subalternità che avevano sofferto dall’unità d’Italia in poi. Vi cedettero utopisticamente. Utopisticamente non perché le loro esigenze non fossero reali e vive, ma per il fatto che l’indipendenza non era compatibile con il quadro politico internazionale”.

Nella prima Assemblea regionale siciliana, avvenuta il 20 aprile del 1947, vennero eletti solo 8 deputati nelle liste del MIS, Gli eletti furono Andrea Finocchiaro Aprile, Concetto Gallo, Attilio Castrogiovanni, Giuseppe Caltabiano, Rosario Cacopardo, Gaetano Drago, Gioacchino Seminara e Pietro Landolina. Antonio Varvaro che aveva abbandonato il MIS per costituire il MISDR non venne nemmeno eletto. Il gruppo indipendentista all’ARS capeggiato dal carismatico Andrea Finocchiaro Aprile, si oppose con forza. L’assemblea Costituente, per costruire le fondamenta del nuovo Stato repubblicano italiano poco prima di completare i lavori, il 6 dicembre del 1947, aveva approvato una norma transitoria mediante la quale si dava diritto ai deputati che avessero almeno tre elezioni in Parlamento, compresa quella della Costituente, di essere nominati senatori a vita. Andrea Finocchiaro Aprile, non smentendo i suoi ideali di lotta per l’Autoaffermazione Siciliana, rinunziò alla carica di senatore a vita, che avrebbe avuto per diritto visto che aveva tre legislature alle spalle. Il leader del separatismo siciliano, scrisse in quei giorni a Guglielmo di Carcaci: “La Costituente ha deliberato che i deputati trovatisi nelle mie condizioni facciano parte di diritto del nuovo senato. Ho naturalmente dichiarato di rinunciare a tale diritto. Ohibò!”.

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Nel 1948, all’inizio della campagna elettorale per la composizione del primo Parlamento repubblicano, Andrea Finocchiaro Aprile si dimise da deputato regionale per candidarsi al Senato della Repubblica e al suo posto subentrò Vincenzo Bongiorno. Il risultato delle elezioni registrò una pesantissima sconfitta per il MIS ed invece registrò una fortissima vittoria della DC. Ad Attilio Castrogiovanni, in qualità di segretario del MIS, Andrea Finocchiaro Aprile rassegnò le dimissioni da presidente del sodalizio politico. La Sicilia perdeva un intrepido condottiero politico, che con il suo no alla carica di Senatore a vita provò ai suoi rivali politici, ai suoi nemici e agli storici, molto ostili nei suoi confronti, che la sua battaglia per l’indipendenza siciliana non era l’alibi per il suo ritorno in politica dopo il fascismo, ed il MIS non era il carro sul quale salire per riacquistare lo scanno da parlamentare, ma lo strumento da usare per potere lottare per la sua terra.

Una storia breve, quella del MIS che aveva svegliato gli animi di un popolo e aveva destato tanto interesse, visto che quel movimento indipendentista contava più di 600 mila iscritti e non per appartenere ad una ideologia partitica, ma perché si sentivano siciliani, al di sopra dei colori di appartenenza. Infatti buona parte di iscritti al MIS, sia comunisti, socialisti, che monarchici, democristiani o liberali avevano la doppia tessera. La tessera di adesione al MIS, sul retro riportava: “Il firmatario, pur non rinunciando al suo ideale politico e ad altri specifici programmi del partito cui appartiene e che si riserva di propugnare dentro le libere istituzioni del costituendo nuovo Stato Siciliano, dichiara di aderire al Movimento per la costituzione della Sicilia in Stato Sovrano Indipendente”.

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L’obiettivo di Andrea Finocchiaro Aprile nel guidare il suo movimento separatista era quello di riuscire a sentire di essere uno dei siciliani che riconoscono la propria terra come propria Nazione al di sopra delle proprie ideologie politiche. Immaginate se la Sicilia fosse diventata la 49° Stella americana, al posto del protezionismo italiano: Donald Trump, oggi a Taormina, sarebbe a casa sua!

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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