Proteste

Agrigento, “troppi i disagi degli agenti della polizia urbana, urge rimedio”

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7 dic 2015 - 16:02

AGRIGENTO – SILPOL ed UILFLP, i sindacati dei corpi di polizia, hanno scelto di denunciare alcuni dei disservizi con cui gli agenti attivi ad Agrigento e provincia si trovano quotidianamente costretti a convivere.

A parere di Marcello La Scala, consigliere comunale pentastellato, tali disagi derivano da “scelte delle amministrazioni del recente passato e dell’attuale che anche noi del Movimento Cinque Stelle condanniamo senz’altro. Uno stato di disagio quello dei lavoratori della polizia municipale che inevitabilmente ha conseguenze gravi sulla sicurezza di noi cittadini e sulla qualità dei servizi che il corpo della polizia municipale è chiamato a garantire ad Agrigento“.

Una delle principali anomalie riscontrate nella città siciliana è quella relativa alle comunicazioni radio; annualmente il comando di polizia paga circa 4 mila euro per poter usufruire di un ponte radio da adibire alle comunicazioni tra la centrale operativa e gli agenti. A causa di un malfunzionamento di questo canale di comunicazione, malfunzionamento che peraltro si protrae ormai da 4 anni, le ricetrasmittenti sono state sostituite da telefoni cellulari; le chiamate, il più delle volte, vengono effettuate a spese degli agenti. Afferma infatti Marcello La Scala: “Le comunicazioni tra la centrale operativa e i vigili non si fanno grazie a ricetrasmittenti in dotazione al personale, ma si svolgono attraverso chiamate telefoniche, a cui i vigili rispondono con il proprio telefonino e quindi persino a proprie spese. Il Comune da parte sua deve pagare il relativo canone telefonico, mentre risparmierebbe notevolmente se usasse solo il ponte radio anche per interagire, in caso di interventi di pubblica utilità, con il Nucleo di Protezione Civile che fa capo alla stessa dirigenza. Ma il ponte radio non funziona da almeno quattro anni. Inoltre, pare, che l’importo del canone annuale da pagare per il mantenimento del ponte radio, sarebbe notevolmente inferiore se polizia municipale e protezione civile del Comune fossero appartenenti ad un unico settore proprio com’è da qualche tempo ad Agrigento. Quindi ci chiediamo: perché pagare ogni anno un canone per un impianto che non funziona o quantomeno che non è attivo? Perché non viene riattivata la comunicazione fra le ricetrasmittenti e il Comando? Perché non chiedere la riduzione del canone dal momento che protezione civile e polizia municipale sono un unico settore? È concepibile che i vigili urbani debbano usare i propri telefonini per rispondere o per chiamare la centrale; se si dovessero trovare in una zona dove i loro telefonini non hanno la necessaria copertura di rete quali potrebbero essere le conseguenze? E se si trovassero in difficoltà avrebbero il tempo di comporre i numeri telefonici? Con le ricetrasmittenti basta premere un tasto e si è immediatamente in comunicazione con tutte le unità in servizio e con la centrale“.

SILPOL e UILFLP hanno poi ricevuto parecchie segnalazioni circa un altro “disguido” organizzativo che ormai da tempo affligge gli agenti della polizia agrigentina: contrariamente a quanto previsto da norme e regolamenti, all’interno delle caserme manca la cosiddetta rotazione del personale. Altro punto dolente, almeno per quanto riguarda la provincia di Agrigento, sembra essere poi l’equipaggiamento: gli agenti, a causa della mancata fornitura di divise, si trovano spesso costretti a mettere insieme i capi del loro abbigliamento e a lavorare senza divisa o con divise fuori norma. A riportare questo disagio, ancora una volta, è Marcello La Scala, il quale afferma: “Vogliamo parlare poi delle divise? Da quanti anni i nostri vigili non ricevono un nuovo equipaggiamento? Sulle strade gli agenti presentano spesso un abbigliamento rimediato che non ha alcuna parvenza di uniformità per cui mi chiedo: nessuno se ne accorge? Nessuno vigila? Nessuno ha vergogna? Un corpo di polizia municipale efficiente e ben organizzato darebbe un’immagine diversa anche dell’amministrazione comunale, ma ad Agrigento non è cosi! Si pensa più all’arredo urbano che a rendere decorosa la presenza dei vigili in città“.

Da regolamento la fornitura del vestiario dovrebbe essere effettuata a scadenza quadriennale; per quanto riguarda Agrigento però ciò non avviene dal 2006: proprio da questa data i vigili non sono più in condizione di svolgere il loro lavoro sotto la pioggia e persino di effettuare rilevamenti senza rischiare di bagnarsi qualora si dovessero verificare degli incidenti in giornate dal clima non particolarmente sereno.

Pare infine che non esistano norme ben precise circa la sicurezza sanitaria e professionale del personale in servizio ad Agrigento. Afferma ancora il segretario comunale pentastellato: “E gli strumenti di difesa personale a disposizione sono forse adeguati? Quanto rischia un addetto alla polizia municipale privo di adeguati strumenti di tutela? L’amministrazione ha a cuore la sicurezza di questi lavoratori o no? Sa l’amministrazione in carica che questi lavoratori vengono classificati come amministrativi e in caso di infortunio per causa di servizio non godono delle garanzie che hanno invece le altre forze di polizia in Italia? Vogliamo proteggerli al meglio? Rimanendo in tema di protezione: non dovrebbe forse il Comando della polizia municipale emanare precise norme e dotare il personale di strumenti di tutela in relazione agli interventi di trattamento sanitario obbligatorio o di accertamento sanitario obbligatorio? Quali sono le modalità di intervento operativo di T.S.O. a cui devono attenersi gli addetti alla polizia municipale quando sono chiamati ad un tale delicato e pericoloso servizio? Nessuno di preciso lo sa e mai sono state date precise disposizioni in merito. Non occorrerebbero quindi delle precise direttive interne per evitare future controversie anche di carattere giudiziario?“.

Ci si interroga infine sulla destinazione assegnata al denaro proveniente da multe e contravvenzioni: “E che dire – prosegue Marcello La Scalain merito all’art. 208 del C.d.s. che stabilisce che il 50% dei proventi contravvenzionali, in percentuali varie, devono essere destinati al miglioramento dei sevizi, all’assistenza ed alla previdenza degli appartenenti ai Corpi e, secondo recenti decisioni della Corte dei Conti, anche all’acquisto di beni strumentali, intendendo per tali, sempre secondo le superiori decisioni, oltre agli apparati radio e automezzi, anche la buffetteria, comprensiva di vestiario nella sua completezza e gli armamenti“.

I sindacati quindi chiedono con forza oggi all’amministrazione di intervenire quanto prima per porre rimedio ai danni denunciati, danni che peraltro possono essere considerati potenzialmente lesivi anche dei diritti e della sicurezza dei semplici cittadini.

Valentina Idonea



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