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“Vuoi l’assegno di mantenimento? Rimboccati le maniche!”, la Cassazione stravolge la “vita” dei divorziati

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11 mag 2017 - 08:33

Una vera e propria rivoluzione quella messa in atto dalla corte di Cassazione nelle ultime ore. La Suprema corte, infatti, ha stravolto le regole relative all’assegno di mantenimento all’ex moglie (o, anche se più raramente, all’ex marito).

Con una sentenza di qualche ora fa è stato superato l’orientamento secondo il quale l’entità dell’assegno di mantenimento deve fondarsi sul tenore di vita della coppia durante il matrimonio. Da oggi, infatti, l’assegno in favore del coniuge più “povero” sarà determinato in base “all’indipendenza o autosufficienza economica” dell’ex coniuge che lo richiede.

La crisi degli ultimi anni, la “povertà” dilagante delle famiglie monoreddito, l’aumento dell’età lavorativa e una serie di altri fattori contingenti ha spinto i giudici ad adottare un orientamento sempre meno garantista per l’ex coniuge che chiede l’assegno di mantenimento. Un “lavoro sporco” che si porterà dietro aspre critiche, ma qualcuno doveva pur farlo. 

  • Ma, in sostanza, cosa è cambiato?

Secondo il nuovo orientamento della Cassazione, l’assegno di mantenimento (che continuerà comunque a rivestire natura assistenziale ndr) non terrà più conto del tenore di vita matrimoniale.

  • Ma allora come verrà determinato da oggi l’assegno di mantenimento?

Il “nuovo” parametro sarà “l’indipendenza o l’autosufficienza economica” dell’ex coniuge che lo richiede.

  • Che significa in termini pratici?

Significa che il parametro per stabilire l’entità dell’assegno sarà il reddito che l’ex coniuge richiedente già possiede o è in grado di procurarsi sulla base della propria età, capacità di lavorare e formazione. Dunque, da oggi non basterà (come avveniva da decenni) dimostrare la propria debolezza economica per ottenere l’assegno di mantenimento, ma sarà necessario dimostrare anche di non essere in grado di mantenersi autonomamente, con la conseguenza che, se l’ex coniuge è economicamente indipendente o è effettivamente in grado di esserlo, non ha più diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento.

Un orientamento che pare modellato sulla disciplina relativa ai figli minorenni, secondo la quale “il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico”.

In sostanza il semplice stato di disoccupazione non è più sufficiente a far scattare la misura soprattutto se risulta che il richiedente è rimasto inerte e non ha fatto nulla per procurarsi un lavoro o un’occupazione.

Tutto più difficile, dunque, per chi vorrà ottenere l’assegno di mantenimento. Da oggi, infatti, sarà necessario rimboccarsi le maniche e chissà che non siano finiti i tempi (non lontani) dei “matrimoni di convenienza” con divorzio “a orologeria”. Sarà la strada giusta per separazioni e divorzi più ponderati e “pacifici”?

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Marco Bua



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