Ambiente

Timpa Leucatia: patrimonio storico, culturale e naturale dentro la città

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9 mag 2017 - 06:36

CATANIA - Un’immensa distesa di verde, ricca di flora e fauna particolare, in mezzo a un territorio ormai urbanizzato e invaso dal cemento, dal traffico e dallo smog. Sembrerebbe a primo impatto fantascienza, ma a Catania è pura realtà. Stiamo parlando della Timpa Leucatia, una vera e propria terrazza che si affaccia sulla città, formata da un alto costone verde posto sulla zona nord della città tra i comuni di Catania, precisamente nei quartieri Barriera e Canalicchio, e S. Agata Li Battiati.

Un ambiente unico mantenutosi in ottima forma, malgrado l’espansione urbanistica e soprattutto edilizia che il capoluogo etneo ha vissuto nel secondo dopoguerra, in modo ancora più massiccio nella sua parte settentrionale. I suoi luoghi cardine sono tre: la Villa Papale, realizzata nel XVI sec. dai monaci benedettini, il Monte S. Paolillo, situato in corrispondenza della parte alta di via Pietra Dell’Ova, e il Pianoro, posto nella zona prospiciente lo svincolo ovest della diramazione dell’autostrada A18. Non mancano per essa cenni storici e letterari. Persino Filoteo la menzionò nella sua Siculi Aetna Topographia Atque Eius Incendiorum Historia. 

Quest’area attualmente presenta, nei punti più vicini alla sede puramente urbana, le caratteristiche tipiche del degrado, ma le idee per un vero e proprio recupero e per una maggiore fruizione negli ultimi anni non sono mancate. Una conferma di ciò ce la dà il prof. Giuseppe Sperlinga, presidente dell’associazione Stelle e Ambiente di Catania, che ci ha fornito una visione a 360 gradi aggiungendo anche dei particolari davvero interessanti: “Cominciai ad occuparmi di questo splendido sito nel 2004. Allora collaborarono con me Orazio D’Antoni, ai tempi assessore comunale all’Ambiente al Comune di Catania, l’allora sindaco di Battiati Augusto Motta e l’assessore all’Ambiente di Battiati Eliana Rasera. In seguito noi insieme al prof. Messina del Cutgana dell’università di Catania stipulammo un accordo per realizzarvi un parco interurbano, una riserva naturale o un’area protetta. Quando queste persone vennero sollevate dall’incarico purtroppo la cosa cadde nell’oblio e nemmeno le ricerche si sono potute affrontare. Malgrado ciò l’accordo è stato rinnovato e tuttora è in vigore”.

L’unicità dell’ambiente la si nota nella sua storia che è a tutti gli effetti millenaria: “Il costone verde non è altro che un retaggio del fatto che - continua Sperlinga - fino a circa 150mila anni fa li arrivava il mare che venne in seguito prosciugato dalle lave dell’Etna che vennero a contatto con il terreno argilloso e il substrato sedimentario e svilupparono delle sorgenti presenti proprio in corrispondenza del costone verde. In seguito, proprio in parallelo all’attuale via Pietro Novelli si sviluppò il torrente Leucatia, da cui prende nome la zona, che continuava fino a est e faceva da affluente al fiume Longane. La zona nei secoli scorsi era di grande importanza in quanto li vi era una vera e propria via frumentaria che collegava l’interno della Sicilia con il mare”.

Purtroppo la speculazione edilizia ha creato non pochi problemi alla sopravvivenza di questo ambiente che presenta una ricca varietà di specie vegetale animale e Sperlinga la esalta nel migliore dei modi: “Le case costruite sull’attuale via Concetto Marchesi sono state edificate su un ambiente umido e inizialmente per porre un argine vennero costruite delle trincee drenanti, data anche l’umidità che arrivava dentro le abitazioni. Questo ha rischiato di fare scomparire tutto il bene presente, come la Quercia Virgiliana, la Cannuccia di palude, l’Usignolo e il Granchio di fiume, del quale fino agli anni ’80 gli abitanti di Barriera e Canalicchio si nutrivano. Per fortuna l’ing. capo del Comune di Battiati Adele Giusto collaborò con noi dell’università per stabilire dove non intervenire”.

All’interno dell’area sono presenti anche luoghi di interesse storico: “La Villa Papale fu costruita nel ’500 dai monaci benedettini - racconta Spelringa - come residenza estiva e in seguito sempre i monaci diedero vita all’acquedotto, i cui ruderi sono visibili in via Tito Manlio Manzella, al parco Gioeni, in via Palazzotto, vicino al carcere, in piazza Montessori e in via Plebiscito. Un tempo servivano il Monastero e i mulini presenti in città, anche se erano in gestione al senato cittadino. Furono realizzati anche degli invasi di raccolta dell’acqua detti anche botti dell’acqua, da cui prende il nome una strada vicino a via Plebiscito”.

Infine i progetti per una maggiore fruizione sono sempre vivi: “L’ambiente è unico soprattutto per la presenza di acqua dolce che può essere sfruttata per irrigare il parco Gioeni - conclude Sperlinga -. Invece alimenta il canale di gronda e si disperde in mare. Inoltre con alcuni miei studenti abbiamo valutato le possibilità di realizzare dei percorsi ciclopedonali con accesso dallo spiazzo dove sono presenti i ruderi e dove è presente una strada, via Lavatoio, che non sembra accessibile ma in realtà lo è e spunta in zona Balatelle”.  

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Giuliano Spina



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