Emergenza

Ragusa, scuole superiori senza fondi: a rischio il via all’anno scolastico

provincia ragusa
1 set 2016 - 10:35

RAGUSA - Sono momenti molto delicati quelli che stanno vivendo le scuole, soprattutto quelle dislocate nei territori più piccoli come Ragusa ed Enna, che a pochi giorni dal via stanno andando incontro a mancanze di liquidità che vanno ad inficiare addirittura i pagamenti delle bollette di acqua, luce e telefono.

Per quanto riguarda le città metropolitane, come Catania, Messina e Palermo, non dovrebbero esserci notevoli sofferenze economiche dato che queste hanno già disponibilità finanziarie da indirizzare ai vari istituti superiori.

L’inizio del nuovo anno è previsto per il 14 settembre e la situazione per i dirigenti scolastici, soprattutto degli istituti dislocati sul territorio ibleo, è resa ancor più critica dall’assenza delle province che ha costretto i presidi a rivolgersi direttamente all’assessorato della pubblica istruzione. Senza grandi risultati, dato che la richiesta è stata rimandata al mittente a causa del mancato stanziamento dei fondi per i servizi scolastici da parte dell’Ars.

“L’Ars non potrà stanziare soldi - ha affermato Luisa Lantieri, assessore alla pubblica istruzione - perché è in vacanza fino al 13 settembre e se non risolviamo il finanziamento dei 28 milioni alle Provincie le scuole non potranno avere quello che serve”.

Situazione molto delicata anche per quanto riguarda gli alunni affetti da disabilità a causa della mancata erogazione delle risorse per il servizio trasporti e di assistenza all’autonomia ed alla comunicazione ai liberi consorzi.

La Sicilia, essendo una delle cinque regioni a Statuto Speciale, non è stata inclusa nel provvedimento inserito nell’ultima legge di stabilità che prevedeva il finanziamento di circa 70 milioni di euro da investire all’assistenza, all’autonomia ed alla comunicazione per gli studenti diversamente abili.

La storia è sempre la stessa, si ripete ogni anno creando sempre più indignazione. Anche quest’anno si prospetta un anno difficile per il settore dell’istruzione siciliana.

Carlo Marino



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