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MDMA: conoscere per informare e prevenire

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13 ago 2015 - 16:39

CATANIA –  Dopo le ultime morti di adolescenti a causa di un’eccessiva assunzione di MDMA, questa sostanza è tornata nelle prime pagine di tutti i giornali. Ma sono decine i giovani e meno giovani che ogni anno riportano danni più o meno gravi: eccessi nel dosaggio, sostanze tossiche usate per il “taglio”, mix pericolosi con altre sostanze, come speed e ketamina, o alcool.

Ma che cos’è l’MDMA? Cerchiamo di capire che cos’è questa sostanza e quali gli effetti che produce.

La MetilenDiossiMetaAmfetamina è stata sintetizzata nel 1912 dai laboratori farmaceutici Merck, che la brevettarono per ricavarne un farmaco, ma lo scoppio della Grande Guerra portò le case farmaceutiche tedesche a orientare la sua produzione esclusivamente per fini bellici. Dopo la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, l’MDMA, come molte altre sostanze brevettate, fu consegnata agli Alleati come bottino di guerra. Il brevetto rimase dimenticato e in piena Guerra Fredda l’Esercito degli Stati Uniti commissionò lo studio di alcune sostanze psicotrope tra cui l’LSD e appunto l’MDMA, per utilizzarlo come siero della verità. Nel 1970 il composto suscitò l’interesse del chimico Alexander Shulgin che, scoprendone il potenziale empatico, lo consigliò ad alcuni psicoterapeuti. L’MDMA ha conquistato popolarità soltanto a partire dagli Anni 80, principalmente negli Stati Uniti, grazie alla sua capacità di abbassare lo stato di ansia e la resistenza psichica dei soggetti, nonché per le sue proprietà sedative. Fino al momento in cui venne messa al bando (1º luglio 1985 negli USA, 1988 in Italia), l’MDMA è stata impiegata negli Stati Uniti nelle cosiddette “terapie di coppia”, come strumento enfatizzante con il quale affrontare, in apparenza più facilmente, i “nodi” dei rapporti di coppia, con la mediazione e supervisione di un analista. 

L’MDMA viene assunta comunemente in cristalli o pastiglie, ma viene anche somministrata sciolta in acqua o in bevande alcoliche (“beverone”). Alla bevanda nella quale è disciolta solitamente conferisce un sapore amaro, senza però cambiarne il colore e se agitata produce una sorta di schiuma. L’MDMA agisce sul Sistema Nervoso Centrale inducendo un massiccio rilascio di un neurotrasmettitore, la serotonina, alterando le funzioni dell’organismo che ha il compito di regolare (per esempio il tono dell’umore, il ciclo sonno-veglia).

Ma cosa succede quando si prende MDMA? Gli effetti variano da persona a persona secondo il tasso di tolleranza che è assolutamente personale e che può variare nel tempo. Gli effetti si manifestano circa 30-60 minuti dopo l’assunzione e durano intorno alle 4-5 ore: intensificazione sensoriale; aumento della loquacità, del buon umore e della spensieratezza; sensazione di euforia, di pace; una maggiore facilità nella comunicazione con gli altri. Qualsiasi chiusura sembra scomparire lasciando spazio ad una sensazione di sintonia col mondo intero. Ma l’MDMA provoca, inoltre, dilatazione delle pupille, leggera nausea e stordimento, diminuzione dell’appetito, disidratazione e bruxismo (digrignamento dei denti), aumento della temperatura corporea, sbalzi di pressione, talvolta dolori allo stomaco, perdita del controllo muscolare, sovraffaticamento. In alcuni casi si può verificare un aumento della temperatura corporea fino ad avere un colpo di calore (40°-41°).

Quando l’effetto della sostanza volge verso il suo termine inizia la fase del down, caratterizzata da cefalea, stanchezza, sonnolenza e, a volte, depressione. Con un uso eccessivo si possono verificare alterazioni dell’umore, deficit della memoria, difficoltà nella concentrazione e nell’apprendimento, episodi psicotici acuti.

Sono sempre di più i ragazzi che assumono MDMA: l’età della prima assunzione, secondo il rapporto al Parlamento 2014, si è abbassata a 14-15 anni, e la consumazione non è più esclusivamente legata alla discoteca. Eliana Chiavetta, volontaria responsabile del Centro di Ascolto degli Amici di San Patrignano a Catania, contattata per un confronto con chi quotidianamente ascolta ragazzi e famiglie che cercano aiuto e risposte, ci spiega questo nuovo mondo così lontano dalle “vecchie” generazioni: “L’età dell’incontro con le droghe si è pericolosamente abbassata, si tratta di adolescenti, ma anche preadolescenti, che si fanno la prima canna a 12-13 anni e che a 14-15 sperimentano le prime sostanze sintetiche”. Continua Eliana: “Il problema della tossicodipendenza non è solo un problema di sostanze ma di vuoti; vuoti dell’anima, che si cerca, inutilmente, di colmare con l’uso e abuso di sostanze. Ma è un malessere diffuso della nostra società e proprio la diffusione di queste sostanze ‘empatizzanti’, che scardinano le barriere emozionali consentendo una maggiore apertura agli altri, dimostra la necessità di maggiore comunicazione e affetto di questi ragazzi. Sono sempre più giovani e questo comporta anche un abbassamento della soglia di tolleranza alla sostanza e facilita la possibilità di intossicazione o overdose. Bisogna imparare a parlare con i ragazzi e non solo ai ragazzi, informarli dei rischi enormi a cui vanno incontro; bisogna educare le famiglie al dialogo e all’ascolto, perché queste assunzioni così precoci manifestano un disagio emotivo pauroso che va capito in tempo per non creare danni irreversibili, per non far sì che i consumatori di oggi diventino i malati psichici di domani”.

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Viviana Mannoia



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