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Fiorello versione made in Sicily: è buona la prima de “L’ora del Rosario”

fiorello
1 mar 2016 - 01:00

CATANIA - Si suole dire spesso che l’aria di casa fa molto bene, e si sa, che i detti non sbagliano mai. E neanche Fiorello ha smentito questo pensiero comune. Già perché il ritorno a casa, nella sua Catania, città che gli ha dato i natali, non poteva avvenire in modo migliore.

Dopo una giornata all’insegna della riscoperta della propria “catanesità, alla prima delle quattro serate del suo spettacolo “L’ora del Rosario” non ha deluso le aspettative del pubblico del teatro Metropolitan, neanche a dirlo, tutto esaurito da settimane. 

L’ingresso in scena non è banale, ma Fiore non lo è mai. Gli occhi degli spettatori sono tutti puntati sul palcoscenico, quando a sorpresa lo showman entra da un ingresso laterale insieme al suo storico compagno d’avventure, il maestro Enrico Cremonesi, entrambi travestiti da preti.

Comincia così, in mezzo al pubblico, rubando il telefonino ad una signora che lo stava riprendendo, per fare delle foto alla gente in sala. Subito gag, scherzi ed ironia. Il ghiaccio è già rotto e allora guadagna il palco, dove sempre nelle vesti talari, si diverte con finte prediche e preghiere. Poi va dietro le quinte.

A presentare l’inizio ufficiale dello show sono gli “Effervescenti naturali” (già con Fiorello nello spazio “Edicola Fiore”), un gruppo di tre fratelli comici e professionisti di canto che annunciano in modo molto originale lo start. 

Fiorello torna nei suoi panni e fa il suo ingresso e in sala è delirio. Prende spunto dalla sua terra e dalle sue origini per dare il via ad una serie di racconti esilaranti che occupano diversi minuti. Ecco la grandezza dell’artista. Nulla sembra parte di una scaletta, tutto appare improvvisato. L’interazione con il pubblico è continua, non vuole recitare una parte. L’atmosfera sembra quella di una cena fra amici dove il leader per carisma e simpatia è chiaramente lui. 

Si continua con imitazioni e performance canore fino ad arrivare al finto live in duetto prima con Mina e poi con Tony Renis. Fiorello dà dimostrazione di tutto il suo talento e il pubblico sembra apprezzare molto. Due ore e mezzo di spettacolo senza pausa, ma quando ci si diverte, il tempo vola e allora non pesano affatto.

Fiorello conclude lo spettacolo cantando l’inno di Mameli in una versione rap, sottolineando la sua fierezza nell’essere italiano. Cala il sipario, ma Fiore sa di essere a casa e allora corre dietro le quinte e indossa una maglietta con su scritto “Grazie Catania“, e torna sul palco per salutare la sua gente, perché in fondo se oggi è il più grande showman d’Italia, lo deve anche alle sue radici, di cui mai si è dimenticato.

L’ultimo commiato è un “Ci vediamo domani“, in attesa del secondo spettacolo.

Un Fiorello travolgente in una vera e propria versione “made in Sicily”.
Che dire? Buona la prima! 

Santi Liggieri



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