La storia

Finalmente assunta. “Grazie a Renzi e alla sua Buona Scuola”

melaniareina
13 nov 2015 - 06:30

MISTERBIANCO -  “Caro Presidente Renzi, La ringrazio, da ieri, sono una docente a tempo indeterminato”. È così che inizia la lettera di Melania Reina, ed è così che inizia anche un nuovo periodo della sua vita. La sua storia è una storia come tante altre, fatta di fatiche, sacrifici e tanto studio, il tutto per un unico obiettivo: poter insegnare. Ma la sua storia così come tante altre si scontra con la realtà italiana, con “la crisi”.

Melania, originaria di Misterbianco, ha due lauree e un master, tutti conseguiti a pieni voti, ma come scrive nella lettera inviata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, non è mai riuscita a trovare un impiego stabile, solo lavori saltuari, tutti a tempo determinato.

“Ho vissuto nel precariato per anni, avevo quasi abbandonato i miei sogni e la voglia di credere nel domani”. Ma nel momento più buio ecco la svolta: “Il 10/07/2015, proprio la sua deputata PD, on. Maria Gaetana Greco, mi ha dato grande attestazione di stima ed affetto, proponendomi un incarico professionale, in qualità di componente del Nucleo di Valutazione, al Comune di Agira in cui è sindaco”.

Momenti di gioia e incredulità si leggono tra le righe della lettera: “Nessuna amicizia, provengo da altra provincia, non conoscevo, se non attraverso i social network ed i giornali, l’on. Greco, sin da subito mi ha voluta con sè riconoscendomi meriti e competenze (sembrerà banale ma la meritocrazia esiste ancora, anche quì in Sicilia). Questo mi ha dato modo di ricominciare a credere nel futuro, non smetterò mai di ringraziarla. Ieri, questa notizia, inaspettata e graditissima, mi ha lasciata senza parole”.

Ecco dunque il coronamento di un sogno, quell’atteso, attesissimo contratto è finalmente arrivato e nulla può placare la felicità di poter fare quello che si è scelto di fare nella vita: “Sarò a Vicenza, lascio la mia terra… ma che importa? Viviamo, da anni, in Europa, bisogna rendersene conto. Dal canto mio, farò di tutto per non deludere le aspettative di nessuno, sia di chi mi ha concesso questa opportunità che di tutti coloro i quali hanno creduto in me! Grazie ancora per il tempo che dedicherà alla lettura di questa semplice lettera di una “maestra” catanese, #vivalabuonascuola”.

Non si è fatta attendere la risposta di Matteo Renzi, che la ringrazia per aver accettato la proposta e le dà il benvenuto “nella comunità delle donne e degli uomini che lavorano a tempo indeterminato per lo Stato”. Il presidente del consiglio si mostra empatico, consapevole di quello che per molto tempo hanno dovuto sopportare persone come Melania.

“Conosco bene la rabbia e la frustrazione che tutto ciò ha provocato in molti suoi colleghi. Non poter assicurare continuità educativa ai ragazzi, dover cambiare istituto ogni anno senza una progettualità, ricevere la lettera di licenziamento alla fine dell’anno scolastico anziché gli auguri di buone vacanze. Essere considerati pacchi postali da spedire in varie zone della provincia e attendere le convocazioni di fine agosto come un rito umiliante e angoscioso. So quanto per molti di voi tutto ciò sia stato vissuto come una profonda ingiustizia: impossibile del resto apprezzare uno Stato che rende precario il lavoro più importante, quello di insegnante. Le cose sono cambiate”.

Tutto questo, fa sapere, è merito della “Buona Scuola”: “Con la Buona Scuola abbiamo innanzitutto messo più soldi nell’educazione, più soldi per i professori, più professori per i nostri figli contro l’insopportabile filosofia delle classi pollaio. E con la Buona Scuola abbiamo anche messo la parola fine al modo scandaloso con cui vi hanno trattato in questi anni. Vorrei essere chiaro: abbiamo solo fatto il nostro dovere, niente di più. Lo Stato infatti aveva formato Lei e i suoi colleghi per diventare professori. Vi aveva attribuito il diritto di diventarlo. E poi vi ha lasciato per anni nel limbo. Non abbiamo fatto niente di speciale, solo il nostro dovere”.

Matteo Renzi si dimostra fiero del suo lavoro, del lavoro fatto dal Governo per arrivare a questo punto. La lettera si conclude con una richiesta molto chiara.

“Il Suo lavoro è persino più importante del mio. Lei si occupa di educazione e non c’è priorità più grande per l’Italia dei prossimi anni. Lei lavorerà nella scuola più tempo di quanto io starò al Governo. Lei ha la possibilità tutti i giorni di valorizzare i sogni e le passioni dei nostri ragazzi che sono il bene più prezioso che abbiamo. La prego, dal profondo del cuore: non ceda mai al vittimismo, alla rassegnazione, alla stanchezza. Sia sempre capace di affascinare i suoi studenti, di spronarli a dare il meglio, di invitarli a non cedere al cinismo e alla meschinità. Lei ha studiato, ha sicuramente un’ottima preparazione, conosce bene la materia che insegna. E noi siamo orgogliosi della scuola italiana che con tutti i suoi limiti ha punti di forza straordinari. Abbiamo bisogno che indipendentemente dalle differenze religiose, politiche, culturali, civili, economiche la scuola dia ai nostri ragazzi l’opportunità di credere nei loro mezzi. Di valorizzare i propri talenti. La scuola è la più grande opportunità per dare a tutti – nessuno escluso – la possibilità di trovare la propria strada per la felicità. Lei ha una responsabilità meravigliosa e difficilissima, non si stanchi mai di crederci, anche quando Le sembrerà difficilissimo. L’Italia di domani sarà come la faranno i professori di oggi”.

Un piccolo passo, ma si spera ne verranno intrapresi altri, fino ad annullare completamente l’assurda situazione della scuola, del lavoro in generale, che attanaglia e stringe nella sua morsa ormai da troppo tempo l’Italia intera.

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Giuseppe Bisicchia



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