Intervista

Fabrizio Moro a Catania: “Canto tutta l’acqua passata e la speranza”

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23 apr 2015 - 06:02

CATANIA - Al telefono Fabrizio Moro ha la stessa naturalezza e disponibilità che mostra sul palco. Parla tanto e a ruota libera il cantante romano, classe 1975, di origini calabresi ma cresciuto nella capitale toccando il suo passato e il suo futuro di artista.

Proprio come quel Rino Gaetano a cui Fabrizio Moro per non omologazione allo star system musicale somiglia tanto. Il percorso è iniziato nel 2007 con il successo dirompente di “Pensa” al festival di Sanremo nella categoria Giovani e l’ultimo album “Via delle Girandole 10″ è l’ennesima tappa di una crescita continua.

Dal ragazzo che nel 2004 cantava con rabbia una storia d’amore finita (“Eppure pretendevi di essere chiamata amore”) all’uomo di 40 anni con due figli che canta tutta l’acqua passata sotto i ponti il passo è breve.

E proprio “Acqua” è l’intenso singolo, uscito lo scorso marzo, che ha anticipato il nuovo album di inediti “Via delle Girandole 10″ prodotto dalla Fattoria del Moro – Sony e settimo lavoro del cantautore, che è disponibile anche in vinile a tiratura limitata.

Moro questa sera si esibirà a Catania, al Ma di via Vela alle 21,30, e NewSicilia.it l’ha intervistato.

- Hai confessato che questo ultimo album è il “più intimo”, come mai? Cosa è cambiato rispetto ai precedenti?

“Rispetto agli album precedenti, dove trovavo ispirazione da un libro o da un film, ho messo al centro la mia vita e sopratutto gli ultimi due anni. Sono accadute tante cose, molte stupende altre meno. Ho provato a rifare una produzione come nel passato e con degli arrangiamenti acustici che danno un’atmosfera diversa”.

- Hai dedicato un pezzo a tuo padre. Che rapporto avete? Dalla canzone traspare una certa incomunicabilità…

“La canzone “Buongiorno papà” l’ho scritta e dedicata a mio padre. Con lui, che è un calabrese tutto d’un pezzo, fino a qualche anno addietro praticamente non avevo mai avuto un dialogo. Da quando sono nati i miei figli ed è diventato nonno è cambiato tutto, Forse io mi rivedo, da padre, in lui e abbiamo iniziato a confrontarci e il nostro rapporto è cambiato”.

- “Acqua” è una canzone che parla di vita, di vita vera, di schiaffi in faccia, di salite da affrontare. Cosa rappresenta per te questo testo? 

“L’ho scritta pensando a tutto ciò che è successo da “Pensa” sino ad oggi. Sono successe tante cose e ho avvertito il bisogno di scrivere. E’ cambiato il mio approccio alla vita, con i fans e con i miei figli. E’ tutta l’acqua passata, come ho scritto, anche nel mio stomaco. L’ho scritta di getto e non ho ancora capito quale sia l’alchimia che porta a scrivere d’istinto: è difficile da spiegare come si accenda la scintilla. E’ nata così spontaneamente e in pochissimo tempo”.

- In un brano “Gastrite” sottolineavi la condizione dei giovani precari e dicevi di stimare Giorgio Napolitano, Poi il tuo pensiero è cambiato, ci spieghi il perché?

“La politica ormai mi annoia. Devo dire che ai tempi pensavo veramente di stimare Napolitano ma poi ho cambiato idea per le cose viste, ma sono arrivato a un certo punto in cui non mi interesso di discorsi politici, Tutto cambia ma non la politica che parla solo su sé stessa. Non credo che la soluzione sia il sistema politico ma credo che il popolo italiano debba migliorare sé stesso nel proprio piccolo giorno dopo giorno. Io cerco di farlo attraverso le mie canzoni e trasmettendo i valori giusti ai miei figli, così come me li ha trasmessi mio padre. D’altronde la politica è lo specchio della società e noto molta indifferenza: solo il nostro comportamento quotidiano può far cambiare verso. Probabilmente in passato ho sbagliato a calcare la mano ma non mi pento e rifarei tutto. Ma so che la politica divide ed è un male ma quando sei incazzato, purtroppo, ti capiscono solo gli incazzati, Penso invece che la musica sia condivisione e debba unire le persone”.

- In qualche modo sei legato a Catania. Hai scritto “Fermi con le mani” sulle morti in carcere e qui vi è stato il “caso” di Carmelo Castro e nell’ultimo album con “La partita” affronti la violenza nel calcio e ancora viva è la memoria dell’ispettore Filippo Raciti. Quanto può fare la musica per smuovere le coscienze?

“Ho parlato molto delle carceri e ho fatto anche un programma per la tv, “Sbarre”, e penso sia un problema universale. Grazie a donne come Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, o come la madre di Federico Aldrovandi i casi di morti nelle mani dello Stato sono emersi. Purtroppo quando succedono certi fatti si alza un muro di omertà ancora più forte – e lo so perché sono calabrese – al sud. Più di provare a denunciare pubblicamente ciò che succede non si può fare se poi il ministro di turno copre tutto, Se fosse successa una cosa del genere a mio figlio non so cosa avrei fatto. Stessa cosa vale per la violenza negli stadi: oggi è importante trasmettere dei valori”.

- Che tipo di valori vorresti trasmettere con le tue canzoni?

“Sembra banale dirlo ma vorrei che in tutti ci fosse la speranza nel futuro altrimenti non si può vivere senza. Occorre vivere intensamente ogni momento sperando che ci sia sempre il meglio in quello successivo”.

- Un po’ quello che dici in “Parole, rumori e giorni” dove canti che “il tempo che perdiamo non ce lo dà indietro nessuno”…

“Sì perché il tempo è la cosa più importante che abbiamo. Infatti cerco sempre qualcosa da fare anche nel mio tempo libero oltre lo studio musicale, Mi dedico ai fan, ai social e ovviamente ai miei affetti, alla mia famiglia e ai miei figli riempendo ogni istante con le persone che amo”.

- Che effetto ti fa cantare “Pensa” in Sicilia, terra che ha conosciuto lo stragismo mafioso?

“Diciamo ha lo stesso effetto di sempre perché questo pezzo crea un’atmosfera magica in ogni posto dove mi esibisco. Certamente suonarlo, come mi è capitato, davanti all’albero Falcone a Palermo è stato molto emozionante. Sono stato in via D’Amelio dove materialmente vi è stata la strage ed è stata una sensazione particolare. Ho cercato di dare il mio contributo per far conoscere quello che hanno fatto Falcone e Borsellino e con mia grande gioia ho visto i ragazzini delle elementari e delle medie conoscere le storie dei magistrati grazie alla mia canzone”.

- Qual è stato il momento di svolta della tua carriera?

“Penso tre anni fa. Ho regalato un brano a Noemi e si è aperto un canale. Attraverso questo ho fondato la mia etichetta discografica ed editoriale in modo da essere più indipendente e libero da vincoli. E’ davvero un’altra cosa nonostante si debbano affrontare le difficoltà del management e della gestione degli eventi ma ho amici e collaboratori che mi aiutano e non sono più legato ai tempi del marketing discografico”.

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Andrea Sessa



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