Salute

Eroina 2.0: malattie trasmissibili e prevenzione

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27 lug 2015 - 07:00

CATANIA- Continua il nostro approfondimento sulle dipendenze, abbiamo parlato di droga, di servizi per il recupero di una vita sana, parleremo di prevenzione di HIV.

Quando alla fine degli Anni ’80 ci si rese conto dell’emergenza dell’eroina e dei danni che comportava, si entrò a conoscenza anche di un altro male oscuro e subdolo che iniziò a diventare oggetto di studio, di dibattiti, anche accesi, ma fondamentalmente di grande paura: l’AIDS. Era però considerata la “malattia di drogati e omosessuali”, che non toccava la gente per bene o, peggio, normale. Tanti pregiudizi, disinformazione e cattiva informazione, tanti tabù sociali e culturali, che hanno contribuito alla diffusione del virus.

Nasce in questo clima la LILA,  Lega italiana per la lotta contro l’Aids. 

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Era il 1987, Freddie Mercury era vivo e al top del successo, Philadelphia ancora non era nelle sale, c’era il Drive in e la Milano da bere. In Italia di AIDS non si parlava, non si conosceva, era qualcosa di lontano. Ma quest’associazione inizia a lavorare duramente per diffondere un messaggio di prevenzione, di aiuto e per fare capire che l’AIDS era, ed è, un problema di tutti. L’associazione, nelle sue sedi locali, organizza numerose attività gestite da volontari, vengono organizzati corsi di formazione, attività formative riguardo aspetti sanitari, psicologici, sociali, di consulenza e di aiuto, riguardanti l’infezione e la malattia, attività di counseling, assistenza legale, gruppi di autoaiuto autogestiti dai membri delle rispettive sedi ed eventi in locali, concerti o manifestazioni, col duplice obiettivo di raccogliere fondi per l’associazione e di sensibilizzare il pubblico sui temi legati al virus dell’HIV.

I Volontari della Lila Catania

I Volontari della Lila Catania

A Catania la Lila arriva nel 1991 portando aiuto e informazione con il contributo di volontari, medici, psicologi e operatori sociali. Dal 1997 (e sfortunatamente fino al 2007) la Lila Catania era una presenza costante la notte per le strade della città del vulcano con un coloratissimo camper portando avanti un intervento di riduzione del danno  rivolto ai consumatori di sostanze al fine di: proteggerle dal contrarre infezioni che si trasmettono tramite l’uso di siringhe sporche o l’uso di siringhe in comune (sharing); evitare, se portatori di malattie infettive, di trasmetterle; ridurre le morti per overdose; difendere i loro diritti. 

http://www.lilacatania.it/attivita/unita-di-strada-stupefacenti/

http://www.lilacatania.it/attivita/unita-di-strada-stupefacenti/

Abbiamo incontrato i volontari della LILA nella loro sede in Via Finocchiaro Aprile, 160. Ci accoglie Luciano Nigro, ne segue una lunghissima chiacchierata su 25 anni di lavoro, su come in questo quarto di secolo si siano fatti tanti passi avanti ma anche di quanti ancora se ne debbano fare.  

Ci occupiamo genericamente di ridurre la diffusione dell’infezione da HIV, ovviamente, e dei diritti delle persone con infezione da HIV; ci occupiamo di gruppi di persone che sono più a rischio come migranti, persone che fanno sesso a pagamento, carcerati, persone che fanno uso di sostanze.

Le persone con infezioni da HIV non sono “pazienti”, malati, ma sono persone sane fino a quando, per motivi vari, progrediscono in Aids. La persona che è HIV positiva e che non progredisce è una persona sana, è ovvio però che si debba sottoporre a controlli per evitare di farle progredire in AIDS. Grazie ai nuovi farmaci chi mostra segni di progressione una volta trattato resta sano, possono insorgere effetti collaterali dovuti ai farmaci,  ma resta sano. Le persone che scoprono l’infezione da HIV quando già hanno progredito in Aids e iniziano il trattamento: il 90% che viene trattato torna sano e solo il 10%, ma sono coloro che sono arrivati troppo tardi, non ha un miglioramento significativo.

Per questo motivo è importante fare prevenzione e soprattutto far capire l’importanza di fare i Test per scoprire in tempo eventuali infezioni e iniziare il trattamento nei tempi corretti. Quasi il 75% delle infezioni sono dovute a chi non sa di essere HIV positivo, il restante 25% di chi sa e non si tratta. Paradossalmente oggi, una corretta informazione, un adeguato accesso al test, dare le terapie a chi ha contratto l’infezione risolverebbe il problema, ma ancora in Italia si discute se sia giusto dare il preservativo o meno. Ma il test viene offerto? Viene fatto un ragionamento se si sia o meno in condizione di rischio? Tutti i punti d’accesso dovrebbero far capire se si è a rischio o meno.

Ma chi sono questi punti d’accesso? Sono il medico di base, i consultori, i Sert.  

Ma oggi i Sert non hanno più infermieri che fanno i Test e mandando le persone in ospedale per farli, aumentando la dispersione e diminuendo la possibilità di offrire la terapia in tempi corretti, mentre a fine Anni ’90 non era così. Paradossalmente siamo regrediti e diventa sempre più difficile fare prevenzione. In Italia il 43% delle persone che assumono sostanze per via iniettiva arriva tardi alla diagnosi da HIV contro il 29% della media europea, a causa dello scarso uso del test. Urgente un piano nazionale per la riduzione del danno e un cambio di approccio alla questione. 

Noi lavoriamo secondo il principio della riduzione del danno, cosa che manca totalmente nella cultura politica del nostro Paese, anche nell’ambito delle dipendenze, informando chi fa uso di sostanze che determinati comportamenti possono mettere a rischio di infezione e dando delle alternative, fossero le siringhe pulite, l’acqua distillata iniettabile, informare dei rischi e mettendo in condizione di essere consapevoli, perché quando la persona deciderà di smettere, di farsi aiutare, sarà una persona sana, che potrà avere una vita piena. L’offerta del test HIV, la disponibilità di siringhe sterili e la terapia sostitutiva per i gruppi vulnerabili - come le persone che usano sostanze per via iniettiva – sono pratiche di riduzione del danno raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Salute e dall’Unaids che l’Italia sta ignorando completamente. In particolare la situazione è drammatica nelle carceri dove è vietato l’uso di siringhe e condom nonostante diversi studi abbiano affermato che vengono consumate droghe”.

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Viviana Mannoia



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