La storia

La corsa ai crediti, un inseguimento lungo sedici anni

laurea
14 ott 2015 - 06:05

CATANIA – Abbiamo parlato di Università, degli effetti di sedici anni di riforme universitarie  e delle reazioni degli studenti universitari. Queste riforme però hanno avuto un peso sociale enorme, stravolgendo vite, sogni e ambizioni di tante persone e, inevitabilmente, schiacciando un’intera generazione. 

Abbiamo incontrato una nostra lettrice che ha raccontato la sua storia.

Cristina ha 33 anni, tanti titoli e ancora nessun lavoro. Tante esperienze di “volontariato”, tante “esperienze”, tanto studio alle spalle e ancora qualche sogno per il futuro.

Si è iscritta al DAMS (Discipline dell’arte, della Musica e dello Spettacolo) nel 1999, poco prima dell’introduzione della riforma Berlinguer, laurea quadriennale di vecchio ordinamento, indirizzo arte. “Volevo studiare Storia dell’Arte, volevo lavorare nei musei per la valorizzazione dei nostri beni culturali – ci racconta – sperando che fosse un settore, data la vocazione turistica e culturale del nostro Paese, quasi inesauribile. Ovviamente mi sbagliavo. Sono stata contraria alla riforma Berlinguer sin dall’inizio, ho rifiutato il passaggio al nuovo ordinamento, che mi avrebbe fatto perdere buona parte delle materie sostenute il primo anno, ho protestato contro un’introduzione che escludeva gli studenti da ogni decisione, intuendone già le lacune e la pericolosità“.

L’amarezza e la disillusione di Cristina sono frutto, anche, della sua carriera universitaria: ha conseguito la laurea, nei quattro anni previsti, con lode; Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte; un anno di Servizio Civile; alcune belle esperienze nella catalogazione di vari musei siciliani; un Master.

Poi la decisione di insegnare. “Una decisione spinta dalla voglia di educare alla cura, alla valorizzazione, alla conoscenza del proprio passato“, ci spiega Cristina. Chiuse le Sissis, ha aspettato l’ennesima riforma e l’introduzione dei TFA. Qui inizia un lungo percorso di inseguimento di crediti. “Ho scoperto che mancavano alcuni crediti per accedere al TFA. Io ho una Laurea quadriennale che non prevedeva crediti e tutte le materie necessarie per l’accesso alla Sissis ma non al TFA I ciclo. Ho deciso così di tornare all’università per colmare i crediti e conseguire, magari un nuovo titolo, in Filologia Moderna“. Inizia così un lungo percorso.

Avendo dovuto, nel frattempo, anche cambiare città, ha dovuto anche cambiare ateneo. “Avendo conseguito le materie da più di sei anni, non solo ho dovuto sostenere il test d’ingresso per Storia dell’Arte, cosa che tutt’ora non comprendo dato che sono anche in possesso di un titolo di Specializzazione post laurea, ma mi è stato di fatto impedito il passaggio a Filologia. Ho dovuto risostenere esami già dati, studiando cose fatte e rifatte, cose che ho insegnato per tanti anni. Ho dovuto spendere soldi e tempo per conseguire un titolo ‘doppione’ perché con  l’introduzione dell’ennesima riforma per l’iscrizione a Filologia Moderna mancavano improvvisamente ulteriori crediti“.

La rabbia di Cristina non spegne comunque il suo amore per lo studio. “Il tempo speso per studiare non è mai tempo sprecato. Ho imparato tanto in questi due anni, anche riaffrontando in modo nuovo vecchi argomenti, ho colmato lacune, ho potuto scrivere una nuova tesi di laurea, appassionandomi ad un nuovo ambito, studiando con la maturità dei trentanni, così diversi dall’entusiasmo dei venti. Il tempo che si passa studiando è sempre tempo guadagnato. Spero solo di poter spendere questa conoscenza nel mondo del lavoro anche intraprendendo strade che prima non avrei tentato. Ora sono anche pronta, e anche in ritardo, a partire e lasciare la mia terra, anche se mestamente, perché ormai ho capito che in Sicilia non c’è posto per me“.

L’amara conclusione che la Sicilia non è un paese per giovani.

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Viviana Mannoia



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