Riforma

Il caos delle immissioni in ruolo dopo la fase B. Quale futuro per i precari?

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3 set 2015 - 06:12

CATANIA – A mezzanotte del 2 settembre è definitivamente partita la cosiddetta Fase B del piano straordinario d’assunzioni promesso della riforma della scuola. Il caos per migliaia di docenti che hanno visto decidersi il proprio destino, e quello delle loro famiglie, da un “algoritmo” che ha decretato in quale delle cento province passeranno di ruolo.

Una scelta drastica per moltissimi “precari storici” che hanno dovuto scegliere il corso della propria vita, non solo professionale ma anche e soprattutto privata, in poche ore, perché, come chiarito ulteriormente dalla mail d’accettazione, qualora non si accettasse il ruolo si sarà depennati definitivamente da qualunque graduatoria.

Ovviamente questo ha solo accelerato le proteste del mondo della scuola che già il 1°settembre ha visto la UIL scuola organizzare un nutrito sit-in sindacale di protesta dinanzi all’Usp – l’ex Provveditorato agli Studi – in via Coviello. “Altro che Buona Scuola, oggi parte l’anno zero della Brutta Scuola!“. Lo afferma Salvo Mavica, segretario provinciale della Uil Scuola. “Rivendichiamo i nostri diritti – continua Mavica – innanzitutto quello di esercizio di democrazia partecipata. Le decisioni prese nel chiuso del Palazzo non vanno bene. La politica ricordi che i lavoratori della Scuola sono cittadini, non numeri“. “La riforma Renzi – spiega la Uil Scuola – è stata approvata con voto di fiducia in Parlamento, senza confronto con i sindacati, a dispetto della grande manifestazione del 5 maggio. Questa legge ha un impianto arretrato e autoritario, ma soprattutto contrasta con i principi costituzionali della libertà di insegnamento e del diritto allo studio. Per i lavoratori della Scuola, molti rischi. Il personale ATA, intanto, è stato escluso dal piano delle assunzioni in un settore ancora senza rinnovo dei contratti, sottoposto a nuovi e discrezionali meccanismi salariali. La nostra mobilitazione – aggiunge l’organizzazione di categoria Uil – non si ferma al sit-in in via Coviello. Con l’inizio del nuovo anno, peraltro, nelle scuole si riuniranno gli organi collegiali per deliberare sul Comitato di valutazione e sul Piano triennale dell’offerta formativa, previsti dalla riforma. Adesso, come mai prima, è necessario tenere alta l’attenzione su criteri, metodi, contenuti delle scelte. Unitariamente ci sentiamo impegnati a sostenere il lavoro dei colleghi, a realizzare una fase di informazione e dibattito nelle scuole, anche attraverso le rappresentanze sindacali unitarie, per determinazioni coerenti e consapevoli“.

La sede del sindacato Gilda scuola è stata presa “d’assedio” da tantissimi docenti che cercano risposte e chiarezza. 

Ho insegnato per 10 anni sostegno in materie scientifiche nelle scuole superiori – ci racconta Elena Marletta docente e precaria storica passata di ruolo con la fase B a Verona – per un totale di 20 anni di servizio. Sono passata di ruolo, sì, ma per Matematica e Scienze alla scuola media“. Agata Montanaro, invece, ha insegnato per 21 anni Inglese alle medie ma ora è passata di ruolo di Spagnolo alle Superiori a Pisa. Non sono solo le vite private di queste persone ma anche le carriere professionali; c’è chi ha insegnato per anni e anni materie di cui oggi ha una padronanza didattica che non può riversare in altre discipline in cui è abilitato ma che non ha mai insegnato. 

Filippo Tortorici, segretario della Gilda Catania, non nasconde la propria preoccupazione soprattutto in vista della Fase C, che riguarda l’organico aggiuntivo per il potenziamento, dove interverrà la scelta del docente da parte del dirigente scolastico. “Noi come Gilda proporremo delle fasi di contestazione a questa riforma che riguardano in primo luogo un Referendum abrogativo sui singoli articoli; incoraggeremo e promuoveremo azioni da parte dei singoli docenti di rifiuto e astensione di tutte le attività di volontariato. Vogliamo che emergano davvero tutti gli effetti deleteri che questa riforma ha ed avrà soprattutto sui nostri ragazzi, perché sono loro che davvero subiranno i danni maggiori“.

Ecco, i ragazzi. Cosa pensano gli studenti di tutto questo? Ne abbiamo parlato con William Bella, rappresentante d’istituto dell’Archimede di Catania e del LPS (Liberi Pensatori Studenteschi): “Noi contestiamo innanzitutto il ruolo marginale che gli studenti hanno in questa riforma. Noi dovremmo essere attori protagonisti della scuola e non mute comparse. Ci vogliono imporre un ‘tirocinio’ o uno ‘stage’ di 200 o 400 ore che non fa altro che legare a doppio nodo le aziende private con la scuola pubblica, che non forma lavoratori ma manovalanza gratuita priva di formazione specifica da poter inserire in un mercato del lavoro che prevede di fatto lo sfruttamento. Noi ci siamo opposti a questa riforma già il 5 maggio scendendo in piazza con i nostri professori e continueremo a lottare con loro e per loro. Il primo giorno di scuola accoglieremo i nostri compagni con un volantinaggio che illustri tutte le lacune e i danni che la ‘buona scuola’ ci impone“.

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Viviana Mannoia



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