La storia

Ancora anomalie da parte del Miur. Una docente: “Sono stata beffata”

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6 set 2016 - 15:52

CATANIA – “Sono stata doppiamente danneggiata e beffata dal Miur. Non solo non ho avuto il trasferimento, ma non mi hanno neanche permesso la conciliazione e gente con un punteggio inferiore al mio è tornata in Sicilia, io no. C’è qualcosa che non va. È una truffa“.

Monica Castro, docente, titolare a Torino da 4 anni su posto comune nella scuola primaria, è piena di rabbia e di rancore verso un sistema che mostra delle enormi falle.

Dovevo fare domanda per la mobilità, cosa che è avvenuta, ma l’algoritmo ha fatto ciò che ha voluto. Non ho ottenuto il trasferimento“.

“L’algoritmo impazzito” ha creato fin troppi disagi e anomalie e tantissimi docenti si sono visti catapultati nelle più diverse parti d’Italia.

Ma il MIUR ha dato la sua totale disponibilità per riparare a eventuali “errori”, o “movimenti anomali” non rispondenti a quanto previsto dalle regole definite secondo contratto.

La panacea a ogni errore di sistema si chiamava “conciliazione”. Coloro che si trovavano in una situazione non conforme alle aspettative, avrebbero potuto presentare “richiesta di conciliazione ai sensi dell’art. 135 del CCNL all’ufficio territoriale che ha validato la domanda“.

Io ho fatto regolare domanda in tutta la Sicilia, pur di avere il trasferimento, ma non è stata accettata. Ed è assurdo che io non sia riuscita a conciliare. Ho 64 punti e sono stata scavalcata da gente della fase C, che con soli 13 o 18 punti, è rientrata in Sicilia“.

La risposta a chiarimenti sull’accaduto, come ci racconta Monica, non è stata per nulla soddisfacente: “Ho ricevuto una mail dal Miur, in cui mi dicevano che hanno preferito, in conciliazione, privilegiare i docenti della fase c perché più danneggiati“.

Non è una risposta che consola Monica, perché lei, ci ripete più volte, ha fatto domanda in tutta la Sicilia per poter stare accanto ai suoi bambini, uno di 8 anni e l’altro di 16 mesi:

Che mi mandassero a Ragusa, a Trapani! Se non avessero dato questa inspiegabile precedenza alla fase C, io ora sarei nella mia regione. Sto bene, non chiederò finti certificati medici, non troverò escamotage, come stanno facendo in molti. Io vorrei solo tornare a casa perché è un mio diritto“.

E se il provveditorato di Torino non si esprime in merito a questa “ingiustizia”, ritenendo che si tratti di precise strategie del Miur, Monica non si arrende e farà ricorso al giudice del lavoro

Ma la strada legale è lunga e onerosa. “Chiederò risarcimento al Miur per gli errori che ha commesso“.

 

Daniela Torrisi



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