Degrado
 

"Vogliamo parchi e sicurezza per i nostri figli" le richieste degli abitanti di Monte Po e San Giovanni Galermo

26 nov 2015 - 11:36

CATANIA - Esistono dei quartieri a Catania, come in tante altre città, che sono considerate “di serie B”, ignorate, nel peggior dei casi maltrattate, non solo dalle istituzioni che dovrebbero amministrarli ma anche da alcuni abitanti.

Contro l’inciviltà dei pochi si contrappone l’impegno civico di molti che, riuniti in associazioni e comitati, chiedono semplici cose: sicurezzadecoro e un piano di recupero assente per il Parco Monte Po.

Il comitato spontaneo Terranostra, attraverso il suo presidente Nico Sofia, chiede una riqualificazione radicale e definitiva per il più grande polmone verde di Catania: un’area di 23 ettari che oggi rappresenta una zona esclusiva per la macro e la microcriminalità. Delinquenti che qui possono fare e fanno quello che vogliono. L’ultimo caso riguarda una vasta porzione del parco ancora sottoposta a sequestro da parte della Magistratura a causa delle discariche abusive nascoste nel sottosuolo.

Nel 2014 gli interventi della protezione civile e del comune servirono a ripulire l’area in questione - dice Nico Sofia-. Il problema è che, senza constanti controlli da parte delle forze dell’ordine e con ampie porzioni di parco praticamente senza nessun tipo di protezione, il rischio è che lo scarico di rifiuti pericolosi continui indisturbato. Se a questo ci aggiungiamo anche la questione legata al rischio incendi ed ai fumi tossici che si possono sprigionare, alle carcasse d’auto trovate al suo interno ed ai resti di tante altre azioni criminali ecco spiegato il motivo dell’enorme preoccupazione da parte dei residenti delle palazzine circostanti“.

Nei quartieri di Monte Po, Nesima, Librino, Fossacreta e San Giorgio vivono oltre 110 mila persone. Vivono ogni giorno su di una bomba ecologica pronta ad esplodere.

Ecco perché, in qualità di presidente del comitato “Terranostra”, chiedo - dice Nico Sofia- alle istituzioni politiche e sociali un parco, più sicuro e più vivibile, dove la gente possa frequentarlo in totale sicurezza. Un luogo che conserva alcune importanti testimonianze della storia millenaria di Catania con la presenza di un acquedotto romano, alcuni bunker della seconda guerra mondiale, i resti dell’accampamento inglese durante la liberazione anglo-americana e quelli di una Basilica che alcuni studiosi fanno risalire al periodo bizantino. A questo vanno aggiunte anche le Masserie di epoca borbonica. Edifici che possono essere visti solo da lontano perché la zona ovest del parco è stata sottoposta a sequestro preventivo. Tutt’intorno, rifiuti di ogni tipo e la sensazione che qui non ci sarà mai una rivalutazione del patrimonio storico e architettonico presente“.

Sulla carta il parco di Monte Po è uno dei luoghi più suggestivi di Catania. “Oggi associazioni e comitati della zona sono pronti a fare fronte comune e preparare una petizione da consegnare al Sindaco Bianco - conclude Sofia-. Una raccolta firme per chiedere al Primo Cittadino di sottrarre questo sito alle grinfie della criminalità. Un progetto articolato per una riqualificazione precisa dove il primo passo sarebbe quello recintare l’intera zona e sistemare le vie d’accesso all’area nei pressi di via Pavarotti. Strade pericolose, dissestate e piene di buche che oggi vanno attraversate a passo d’uomo“.

Anche dal vicino quartiere di San Giovanni Galermo i quasi 20 mila abitanti chiedono più verde e sicurezza. “A tenere banco sulle difficoltà di questa zona sono soprattutto i problemi riguardanti il verde pubblico e le strutture per i giovani e gli anziani – denuncia il consigliere comunale Giovanni Catalano -. I sangiovannesi vivono in una delle aree cittadine maggiormente colpite dal triste fenomeno delle discariche abusive dove non ci sono parchi giochi, impianti degni di questo nome ed è presente solo una bambinopoli in via Don Minzoni. Un conseguenza dovuta all’edilizia selvaggia che ha caratterizzato San Giovanni Galermo a partire dagli Anni ’70 e che ha raggiunto il suo boom dieci anni dopo. Migliaia di abitazioni che non hanno lasciato spazio ai servizi ed ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Oggi, esclusa l’area attrezzata di via Don Minzoni, non c’è nemmeno un fazzoletto di terra dove poter fare una passeggiata, un giro in bici o giocare a pallone“.  

Viviana Mannoia