Altruismo
 

Vivere in casa-famiglia: la storia di Riccardo e Barbara tra provvidenza e solidarietà

Vivere in casa-famiglia: la storia di Riccardo e Barbara tra provvidenza e solidarietà

17 mar 2016 - 20:15

PEDARA - Riccardo Rossi è un giornalista affermato, conosce fama e notorietà e, suo malgrado, anche qualche minaccia per via della sua propensione all’inchiesta graffiante, alla notizia avvincente, al dossier d’assalto.

È addetto stampa di diversi politici e vive nella sua Napoli ma la vita per lui ha disegnato qualcosa di più grande.

Oggi Riccardo vive a Pedara all’Oasi della Divina Provvidenza, una casa-famiglia che ospita “i dimenticati”, ragazzi con esperienze di tossicodipendenza, di carcere, extracomunitari, persone disabili, malati terminali; oggi Riccardo è una persona felice.

Quando hai deciso di andare a vivere all’Oasi della Divina Provvidenza?

“Ho preso la decisione di vivere in casa-famiglia 12 anni fa. Esercitavo la professione di giornalista ed ero anche addetto stampa di alcuni politici a Napoli, città nella quale sono nato, quando ho deciso di andare a vivere in casa-famiglia. È stata una scelta radicale determinata da alcune vicende che mi hanno spinto a cercare la mia collocazione e il mio ‘Perché’. Lì mi sono dedicato alla vita in comunità mettendo tutto me stesso al servizio degli altri. Tutt’ora mi occupo dell’assistenza di persone con disabilità fisiche e mentali e mi occupo di tutti i servizi esterni come l’approvvigionamento degli alimenti donati dai cittadini, delle “file” all’Asl, in farmacia, dai medici”.

Come hai conosciuto tua moglie Barbara?

“Sono direttore della rivista palermitana ‘La Speranza’ la rivista della missione di Speranza e Carità di Biagio Conte e Barbara è una volontaria della missione. Mi colpì la sua limpida generosità: tutte le sere andava a trovare in missione i fratelli di Speranza e Carità e portava sempre qualcosa da mangiare, talvolta privandosi lei stessa di un pasto caldo da mettere sotto i denti”.

Dopo quanto tempo avete deciso di sposarvi?

“Dopo circa un mese di frequentazione le ho chiesto di sposarmi e le ho detto che oltre a sposare me avrebbe dovuto sposare l’idea di vivere insieme in casa-famiglia. Il fatidico ‘si’ è arrivato circa un anno dopo e fu il giorno della mia seconda rinascita.

Qual è la vostra giornata tipo?

Barbara è la cuoca della casa famiglia, dunque la mattina prepara la colazione, il pranzo e la cena per tutti gli ospiti della casa-famiglia. Il suo impegno è orientato specialmente all’aspetto ‘culinario’ ed è un’ottima cuoca, lo è sempre stata. Io, come dicevo, mi occupo dell’assistenza dei fratelli dell’Oasi, lavo e vesto le persone non autosufficienti, mi occupo delle commissioni esterne per tutti coloro che non possono farlo personalmente, vado a fare la spesa, raccolgo il cibo che ci viene donato da privati e commercianti. C’è sempre qualcosa da fare”.

Cosa significa vivere di provvidenza?

“Vivere di provvidenza significa sapere che l’impegno, l’amore e la passione non vengono mai ignorati. Significa raccogliere i frutti di ciò che si è seminato e di non doversi preoccupare del domani perché l’oggi è un dono. Anche quando pensavamo di non avere le risorse per andare avanti ci siamo dovuti ricredere e non siamo mai rimasti delusi: qualcuno provvede sempre per noi e ascolta le nostre preghiere”.

Marco Bua