EURO 2016
 

Vi raccontiamo la storia: Italia - Germania Ovest 4 - 3 (Messico 1970)

29 giu 2016 - 06:38

Sabato 2 luglio alle 21, Bordeaux: Germania-Italia, quarti di finale Euro 2016.

Sappiamo tutti che questo è un altro appuntamento con la storia, ancora contro gli acerrimi rivali tedeschi. Gli uomini di Conte arrivano totalmente gasati dalla vittoria per 2-0 ai danni della Spagna, sconfiggendo le furie rosse per la prima volta dopo Usa ’94. Cosa significa battere la Germania? Si, è vero, questa Germania può fare davvero paura: campione del mondo in carica, ha schiantato 3-0 la Slovacchia con una prestazione convincente, non ha preso neanche un goal in tutto il torneo, gode di calciatori che fanno gola al panorama calcistico mondiale. Ma noi siamo l’Italia, sappiamo cosa fare e quando colpire. Avviciniamoci a questo “Derby d’Europa” nel migliore dei modi: i tedeschi, con e senza Ovest, sono sempre stati i favoriti contro di noi, ma non ne hanno azzeccata una nelle partite che valgono il passaggio del turno o la vittoria finale.

Se dicessimo Partita del Secolo? O, per dirla alla tedesca, Jahrhundertspiel? 

Correva l’anno 1970, Italia e Germania Ovest erano giunte in semifinale una con la situazione opposta all’altra: gli azzurri non avevano brillato in quel mondiale di Messico ’70 con una vittoria di misura contro la Svezia e un doppio pareggio a reti bianche contro i campioni d’America dell’Uruguay e l’esordiente Israele durante la fase a gironi. Superata questa, i padroni di casa del Messico li abbiamo sconfitti per 4-1 con un super Rivera. Discorso diverso per i tedeschi, che fecero una prima fase brillante seguita dall’impresa contro l’Inghilterra eliminata ai supplementari per 3-2 grazie alla rete di Gerd Müller. Un noi contro loro, sfida sentita al massimo. 

L’Italia quella partita la gioca con Albertosi in porta, Burgnich, Facchetti e Rosato in difesa, Cera davanti a quest’ultima, centrocampo a 3 composto da Bertini, Domenighini e De Sisti e la coppia d’attacco Boninsegna e Riva, preferito a Rivera.

Arbitra il messicano Yamasaki (giapponese mancato) davanti a 102 mila spettatori nel torrido pomeriggio all’Azteca di Città del Messico: chi vince sfida il Brasile. Boninsegna va in goal subito grazie al tipico gioco italiano: difesa, ripartenza in contropiede e palla nel sette. Come si può leggere negli almanacchi storici o in semplici pagine sportive, tutti i giornali erano pronti a scrivere “la solita Italia va a vincere con il minimo sforzo, ottenendo il massimo risultato”, ma l’arbitro decide di far proseguire il match oltre il recupero, fino al pareggio della Germania con l’ex milanista Schnellinger. Senza questo errore però, non avremmo avuto quello che viene raccontato dai nonni ai nipoti, e i nipoti ai loro nipoti: si va ai supplementari e succede tutto in quei 30 minuti.

Gerd Müller apre il primo “tiempo-extra” portando in vantaggio la Germania grazie ad un errore difensivo della retroguardia azzurra, bucando Albertosi. Troppo presto per festeggiare, l’Italia non è morta e l’uomo che non ti aspetti la mette dentro: Maler rinvia malissimo e la consegna a Tarcisio Burgnich, che sigla il 2-2. Italia-Germania Ovest fu una partita dalle mille emozioni, una delle più belle in tutta la storia della nazionale: rimontata la rimonta (perdonate il gioco di parole, ma rende di più l’idea) dei tedeschi occidentali grazie a un goal spettacolare di Gigi Riva: parte, si intrufola e salta la coppia centrale tedesca e con un rasoterra più preciso che potente batte Maler. Adesso siamo avanti noi, fino alla fine del primo tempo supplementare. Pronti via, 110′: ancora lui, il più grande centravanti della storia tedesca. Müller fa 3-3 con un gran colpo di testa. 

In quel goal si vede lo spettro dei rigori, tutti capiscono che questa Germania la puoi giostrare come vuoi ma non muore mai. Invece, ancora una volta, sempre noi: rimessa a metà campo, undici passaggi di fila degni del miglior tiki taka spagnolo senza che i tedeschi tocchino e vedano minimamente la palla. Boninsegna sulla fascia sinistra, Schulz entra in scivolata ma l’ex Inter e Juve la serve prima sui piedi di Gianni Rivera: di destro, di potenza, spiazza Maler per la quarta volta in quella partita, e bastò.

Non fu una gara bella, ma avvincente, a tratti anche a chi giocava peggio: una sfida che vide il Kaiser Beckenbauer giocare con un braccio rotto. Chi immaginava una vittoria simile? Poi in questo modo così rocambolesco, passionale, italiano.

Dopo 32 anni fu finale, anche se poi persa. Un’Italia-Germania che continuò anche dopo la partita a causa della follia tedesca di bruciare le loro stesse macchine e di dare la “caccia all’italiano”. Noi, dal canto nostro, festeggiammo tutta la notte nelle piazze popolari esultando come meglio potevamo, cantando l’inno nazionale, trionfando anche lì sui tedeschi. 

Qui, come sempre, abbiamo giocato col cuore e l’orgoglio, affrontando ancora una volta i favoriti battendoli, sconfiggendoli, in tutto, perché come titolò la Gazzetta dello Sport il giorno seguente, quello non fu soltanto un incontro di calcio. 

Abbiamo provato a raccontarvela così, mettendoci nei panni di quei tifosi che hanno visto con i loro occhi quella partita, entrando dentro le emozioni di quella sfida. Adesso però basta parlare, godetevi questi dieci minuti di Italia-Germania Ovest supportati dalla celebre frase del telecronista Nando Martellini: “Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani!”.

4-3. Per noi.

Gabriele Paratore