Concerto
 

VASCO, un Komandante nel finale della sua guerra

9 lug 2015 - 17:34

MESSINA - Era la prima volta che andavo a vedere il Grande Vasco e la cosa che temevo di più era quella di subire quelle “dannate nuvole di fumo” intorno a me… ma fortunatamente il timore si è presto diradato più velocemente del previsto.

Questa è stata subito una piacevole sorpresa… segno dei tempi? Che la crisi abbia colpito anche il settore dell’erboristeria clandestina? O, forse, anche il pubblico di Vasco è cresciuto? Direi decisamente di propendere per quest’ultima ipotesi considerando l’età media dei 40.000 presenti che hanno invaso in ogni ordine di posto il S. Filippo di Messina. Infatti, fra il pubblico oltre la presenza “d’ordinanza” di adolescenti e giovani, si notava la massiccia partecipazione di quarantenni e over cinquanta.

Un pubblico comunque maturo, colto, curioso di vedere da vicino il Blasco e cercare di carpire i segreti che lo portano a richiamare folle oceaniche di gente dopo aver già superato i sessant’anni e soprattutto aver vissuto una “vita spericolata” ai confini della realtà. 

Il sole picchiava forte sugli spalti e dovendo far passare le quattro ore, ne ho approfittato per chiedere ad alcuni “vicini di tribuna” perché erano lì, quali erano le loro aspettative, cosa rappresentasse Vasco per loro… le risposte si somigliavano un po’ tutte e si riconducevano: “alla paura che potesse trattarsi dell’ultima tournée”; “che Vasco ha trasmesso ai fans la voglia di non accettare ipocrite leggi e ribellarsi al perbenismo fatto di regole da loro ritenute sbagliate”; “che la sua musica si destreggia sapientemente fra scariche rock di adrenalina pura e sentimenti che nessun’altro ha mai descritto con la stessa profonda intensità”

Ogni tanto si alzava un leggero venticello e questo portava folate di “profumi” accolti con allegro entusiasmo…

Quando il sole ci saluta e si nasconde dietro la collina, sono già le venti.

È l’ora di cenare. Così la maggior parte del pubblico diligentemente organizzato tira fuori “la sbobba” dando un colpo al cerchio e uno alla botte ristorando la pancia con prelibati panini e trastullando la testa con fiumi di birra… Del resto per ricevere l’onda emozionale del Blasco in maniera più proficua qualche azione di “alleggerimento” è rituale che venga effettuata.

Si spengono le luci.

Alle 21,30 puntuale comincia lo Show.

Una tempesta di musica travolge lo stadio e i quarantamila rispondono con un boato da paura. Vasco non si fa attendere e comincia a cantare. Via via, scorre l’annunciata scaletta che apre con “Sono Innocente” titolo dell’ultimo album dal quale estrapolerà diversi pezzi fra cui le bellissime “Come Vorrei”, “Quante Volte”, “Dannate Nuvole” e “Guai”. Ovviamente non mancano alcune pietre miliari della sua leggendaria storia come “Stupendo”, “Vivere”, “Sally”, “Gli Angeli”, “C’è chi dice no”… per poi chiudere in un finale apocalittico sia per la musica vertiginosa che per le luci mozzafiato, ma soprattutto per le mitiche “Siamo solo noi”, “Vita Spericolata” e “Albachiara” che determinano lo stato di apoteosi massima.

Se a questo aggiungiamo la sorpresa finale di “Vitti na Crozza” e “Malarazza” meglio conosciuta dal ritornello “ti lamenti? ma che ti lamenti? piglia lu bastuni e tira fora li denti”, che secondo Vasco è la canzone che rappresenta di più i Siciliani, il concerto si potrebbe definire concluso al massimo dello stato euforico di tutti gli avventori dell’Evento Rock Italiano per antonomasia, ma… Spente le luci in molti resta in gola un retrogusto amaro, qualcosa che non torna, un non so che, che sa di non completa soddisfazione…

E allora, mentre ci si avvia tutti a guadagnare l’uscita in fretta per non restare intrappolati in un preannunciato ingorgo che ci costringerà poi a svincolarci dopo ben due ore, in maniera furtiva, mi metto ad origliare i commenti… “troppe pause… ma dove andava a finire fra una canzone e l’altra?”, “Cosa vuoi sessant’anni pesano, poi metti la malattia dalla quale è uscito da poco, metti pure la vita che ha condotto… tutto questo pesa come piombo”. E ancora “Il concerto è durato meno rispetto agli altri, tanti assoli li ha fatti fare ai musicisti e ai coristi… poi tutte quelle infinite pause… non è che abbia cantato molto… e poi l’hai visto come si muove goffamente e in maniera affannata rispetto a prima?”.

Un po’ di delusione c’è, è innegabile.

Il suo carisma infinito lo colloca al di sopra delle critiche. Infatti il Komandante resta sempre lui. Il Rock in Italia resta sempre Vasco. Perché il Blasco è Vero. Ed è l’unico che ha saputo tradurre Verità in Poesia e Poesia in Rock. E questo è già immenso. Per questo va assolto e dichiarato “Innocente”.

Sandro Vergato

Foto e Video di Rino Amata

 

Redazione NewSicilia