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Tutti a scuola con l'associazione "Ci ridiamo sù" per parlare di clownterapia

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30 apr 2017 - 16:54

RAGUSA – Ieri i clown dottori dell’associazione “Ci ridiamo sù”, sono stati protagonisti dell’assemblea autogestita dell’Istituto di istruzione superiore Vico-Umberto I Gagliardi di Ragusa.

Con i giovani durante l’incontro si è potuto avviare un piccolo percorso di clownterapia. L’obiettivo principale della giornata è stato quello di far apprendere ai ragazzi il lavoro che giorno dopo giorno l’associazione “Ci ridiamo sù”, garantisce per il singolo.

Un lavoro il loro, portato avanti ormai dal 2007 nel reparto di Pediatria dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla e nei centri e reparti di ricovero e cura dedicati agli anziani e ai disabili.  

Gli studenti impegnati in questo percorso hanno mostrato grande interesse a proposito. Durante la mattinata si è inoltre parlato del “Progetto Saturnino”, progetto di comicoterapia avviato all’interno del Day Hospital Oncologico sempre all’ospedale di Ragusa Ibla, con fondi interamente privati.

A tal proposito Alessandro Vitrano e Fabio Ferrito dell’associazione Ci ridiamo sù commentato: «ll clown è la capacità di star dentro al dolore e non scappare. Sicuramente a noi viene meglio perché siamo esterni al sistema. Noi portiamo l’estrema umanità, portiamo il sorriso che insieme al pianto contraddistingue l’essere umano. Il clown è legato infatti non solo al ridere poiché spesso è affiancato anche alla lacrima. A noi interessa l’umano che c’è nel dolore. La nostra arte e forza sta nel guardare sempre la parte sana e bella di colui che abbiamo dinnanzi. L’alternativa potrebbe esser proteggersi? Potremmo farlo forse, ma solo in parte, se riuscissimo a togliere l’emotivo. Ma così facendo ci perderemmo tanto della nostra vita. Tanto della bellezza dell’umanità. Forse a noi umili clown viene meglio. Possiamo stare dentro al reparto e continuare a ‘spremere’ umanità. Anzi meglio, essere facilitatori per un’umanità che fiorisca da sola. Siamo consapevoli che quando fiorisce la gioia, in tutte le situazioni e in particolar modo e paradossalmente nel Day Hospital Oncologico, ci si mette in contatto subito dopo con il dolore perché ci si mette in contatto con la stessa essenza dell’essere umano: la sua fragilità. Quando compare la gioia ci si chiede che senso ha visto che il dolore c’è sempre e forse anche più di prima avendo avuto la possibilità di provare piacere. La risposta è la pienezza, della vita, della gioia. Le emozioni positive vanno sempre bene, anche in condizioni estreme».

 

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Redazione NewSicilia