Terremoto
 

Lo sguardo dei sopravvissuti. Il racconto dei volontari catanesi ad Amatrice. Salvate due persone

26 ago 2016 - 13:03

CATANIA – Le pantere scavano fra le macerie e sperano di non essere fermate. Ancora, ancora un giorno. E un altro. Un altro ancora. Ne vorrebbero altri, senza sosta, oltre la speranza, oltre la fredda, spietata logica. Ma sanno che la sabbia della clessidra sta assottigliandosi, inesorabilmente.

I volontari delle Pantere Verdi di Catania, l’associazione della Protezione Civile da ieri ad Amatrice insieme con due gruppi del ragusano, confida nei quattro angeli a quattro zampe che già hanno compiuto un paio di miracoli. I boxer, il labrador ed il pastore belga hanno segnalato la presenza di vita sotto le macerie. Una donna anziana ed un uomo di mezza età sono stati salvati. Fra i detriti di quel che non si sa più cosa fosse, se una casa o un negozio o chissà cosa, i cani hanno fiutato il disperato desiderio di sopravvivere, di riaffiorare, di rinascere dei due abitanti di quel che era uno dei borghi più suggestivi d’Italia. Erano feriti, ma non in pericolo di vita.

Quella vita strappata via dal sisma e, soprattutto, dall’assenza di prevenzione. Quella vita rimasta intrappolata per sempre nelle stanze sbriciolate di un albergo. Sotto l’ammasso informe i volontari catanesi hanno scoperto l’orrore: quattro corpi bianchi, coperti da uno strato di polvere di terra e cemento, quattro persone, probabilmente turisti, ormai altrove, costrette ad un addio insopportabile. Quello che le Pantere Verdi temono si debba scoprire chissà quante altre volte. Per questo non vorrebbero che giungesse lo stop alla loro attività. Perché da domani al guaito degli angeli a quattro zampe potrebbe sostituirsi l’angosciante sferragliare delle ruspe; al rapido, emozionato scavare delle zampe dei soccorritori più fedeli all’uomo potrebbero sostituirsi i morsi delle macchine, che cominceranno a rimuovere le macerie perché ormai sarà ritenuto impossibile trovare ancora qualcuno scampato ai crolli.

“Speriamo ci diano più tempo possibile – ci dice Tony Gaziano, presidente delle Pantere Verdi di Catania, il primo gruppo di volontari siciliani giunti sul luogo del disastro – Temiamo che da un momento all’altro ci dicano di fermarci, che è inutile insistere, continuare a cercare. Viviamo con l’ansia di vedere entrare in azione le ruspe, non quelle che delicatamente aiutano per rimuovere le macerie più pesanti quando si spera di avere individuato qualcuno vivo, ma quelle che agiscono perché resta soltanto rimuovere ed eventualmente scoprire altre vittime alle quali dare degna sepoltura”.

L’odioso conto alla rovescia, quindi, è cominciato. Ancora poche ore, forse 24, forse 48, forse ancora meno di quelle previste dagli ottimisti, poi tutto sarà spazzato via definitivamente.

Spazzato via. Definitivamente. Risucchiato anche in quel vuoto che sarà ancora più difficile, prima del ricostruire, colmare. Quel vuoto che sta turbando i soccorritori.

“Bisogna essere qui per comprendere quel che è successo e che sta accadendo – ci racconta Gaziano – Non sono gli effetti del terremoto sulle cose, quel che mi ha colpito fin dal primo momento che abbiamo messo piede ad Amatrice fra le macerie. È quel che ha provocato nei sopravvissuti. Lo sguardo, dovreste vedere lo sguardo degli abitanti. Non so come descriverlo. È smarrito, ma è qualcosa di più, un vuoto profondissimo. Quelli che hanno perso tutto, i loro cari, la loro quotidianità, ti scavano dentro coi loro occhi. E mi sento impotente, non so cosa fare. A chi all’improvviso ha perduto i figli, i genitori, l’amato, l’amata, gli affetti, tutti, che dici? Cosa puoi fare? E’ come muoversi fra fantasmi. Noi faremo di tutto per essere utili. Ma quegli sguardi, che mi auguro tornino a ravvivarsi al più presto, me li porterò per sempre dentro”.

Quegli sguardi. Per sempre dentro. Quegli sguardi, già visti all’Aquila; quegli sguardi, già visti nelle tragedie dimenticate del messinese, alluvioni comprese, ma che chi governa non vede. Perché avrebbe già fatto di tutto per non incrociarne più.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia