Teatro
 

Alla sala “Verga” un sublime Eros Pagni protagonista del “Rione Sanità”

20 mar 2016 - 18:20

CATANIA - Debutta alla sala “Verga” Eros Pagni protagonista assoluto de “Il sindaco del Rione Sanità”, in dirittura di arrivo per questa seconda tournée e seconda stagione consecutiva, con la regia di Marco Sciaccaluga e prodotto dal Teatro Stabile di Genova e di Napoli.

Commedia napoletana ambientata in uno dei quartieri più tormentati dalla malavita e il ligure Pagni conquista il pubblico interpretando l’ambiguo personaggio Antonio Barracano, il sindaco “è qualcosa di assai diverso del capo camorra, è un visionario che cerca di ristabilire nel mondo un ordine andato fuori sesto”. Mescola nella pièce, con qualche inflessione napoletana, il tragico con il comico.

Don Antonio esercita sul rione Sanità con l’appoggio del disincantato dottore Fabio Della Ragione la sua personale idea della legge. Sa estrarre pallottole e ricucire ferite dal corpo di giovanotti troppo animosi; concede “udienze” giornaliere a chi si rivolge a lui per avere giustizia e protezione. Ma quando davanti a lui si presentano Rafiluccio e Rituccia, sua compagna in avanzato stato di gravidanza, si complicano le situazioni, poiché Rafiluccio non chiede protezione ma vuole comunicare che ucciderà il proprio padre, Arturo Santaniello, ricco panettiere, interpretato in modo sorprendente da Massimo Cagnina.

Don Antonio vuol però sentire “l’altra campana”. Una sorta di “Robin Hood degli ignoranti” come commenta Sciaccaluga “uno dei testi più shakespeariani di Eduardo”. Pagni spicca per il recitativo vocalmente profondo e la gestualità calibrata, “le parole di Barracano ci riguardano da vicino e dovrebbero far riflettere in un periodo così critico”.

L’allestimento di Sciaccaluga con l’efficace incipit, dove tutti i personaggi seduti a schiera sul fondo, creano un’anticipazione narrativa in cui lo stesso protagonista annuncia la propria morte, supportato dallo spazio scenico: i tavoli di legno,le sedie e le poche suppellettili si inseriscono in un quadro di nero che si lega con l’antracite del pavimento e del soffitto che riesce a trasmettere l’equilibrio tra dinamismo e stasi architettonica.

Risalta l’efficace ruolo di Massimo Cagnina, che sottolinea: “Uno spettacolo a cui sono molto legato e trovo attuale il tema proposto seppur in una storia di per sé datata, dove la giustizia morale di un boss si oppone alla giustizia legale di un sistema che schiaccia i deboli per favorire i più scaltri protetti dai ‘santi’ e che puntualmente la fanno franca, nonostante le evidenze della loro colpevolezza”.

Lella Battiato

Redazione NewSicilia