Ambiente
 

Riserva Saline di Priolo: grande esempio di coesistenza di natura e industria

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25 giu 2017 - 06:58

PRIOLO GARGALLO - Un grande polmone verde di oltre cinquanta ettari ricco di flora e avifauna a due passi dal mare immerso in mezzo alle saline, alle ciminiere e alle industrie. Tutto ciò in un luogo in cui fino a qualche lustro fa vi erano un terreno sabbioso e una discarica. Stiamo parlando della Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo, istituita dalla Regione siciliana nel dicembre del 2000 in collaborazione con la Lipu. Una zona umida retaggio dell’aspetto paludoso che aveva la zona sud-orientale della Sicilia nell’antichità e adesso interessante sito di interesse naturalistico, storico, culturale e persino archeologico, data la presenza, al suo interno, della Guglia di Marcello, e nelle vicinanze di siti come Penisola Magnisi, Thapsos e le Catacombe Manomozza.

L’antica e notevole produzione di sale dello stagno costiero presente all’interno della riserva ha portato anche a citazioni letterarie, come quella di Plinio il Vecchio che nel I sec. d. C. denominò la salina Delli Magnisi, estesa, fino alla fine degli anni ’60, per oltre 80 ettari, tra pantani di servizio e caselle salanti. Altrettanto notevole è la presenza di vegetazione, tipica sia della macchia mediterranea che delle zone umide, ma soprattutto di avifauna con ben 240 specie di uccelli che utilizzano ogni anno le saline come area di sosta nelle migrazioni tra la nostra isola e buna parte del resto del mondo e vanno persino a nidificare in quantità molto alte. L’area è riconosciuta anche come sito Natura 2000 con Direttiva Habitat del 1979 e Direttiva Uccelli del 1994.

La nascita delle industrie che ha interessato tutto il tratto litoraneo tra Augusta e Siracusa nell’immediato dopoguerra ha cambiato in modo radicale l’aspetto della zona e con la costruzione della centrale Enel e del depuratore consortile sul finire degli anni ’70 diversi settori delle saline sono stati interrati e qualcuno li trasformò addirittura in discarica. Per circa cinquant’anni anche un oleodotto attraversò l’area umida e ci volle una vera e propria opera di bonifica per riqualificarla. Malgrado ciò lo sforzo della Lipu ha portato alla nascita di questa riserva naturale che nel corso degli anni ha ottenuto già grandi risultati e ambisce a ottenerne altri ancora in futuro. 

Di tutto questo abbiamo parlato con Fabio Cilea, ornitologo e direttore della Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo che ci ha raccontato dello sforzo che si è dovuto fare per salvaguardare l’aspetto delle saline e farlo convivere bene con la presenza delle ciminiere, anche nell’ottica di una migliore fruizione da parte dei turisti. “La presenza di queste imponenti strutture industriali che guidano il visitatore nel proprio percorso verso il mare è un po’ problematica - commenta Cilea - ma dobbiamo anche tener conto del fatto che furono costruite in un periodo storico nel quale non si tenne per nulla conto della salvaguardia della natura. La riserva è stata ufficialmente aperta il 28 dicembre del 2000 dalla Regione e quattro mesi prima dell’apertura noi della Lipu siamo entrati nel luogo mettendo i cancelli per delimitare l’area che prima fu occupata da villette poi demolite con i soldi della Cassa del Mezzogiorno e in seguito divenne un terreno sabbioso ridotto a discarica e le persone lo utilizzavano per fare i campeggi. La presenza dei siti archeologici nelle vicinanze deve rilanciare il territorio anche per una fruizione turistica, ma tutto ciò non si realizza dall’oggi al domani”. 

La zona era già allora area di sosta per gli uccelli migratori, ma la manomissione da parte dell’uomo impedì lo sviluppo, oltre che di un habitat adeguato per loro, anche della flora attualmente presente. “La vegetazione, tranne in alcuni punti in cui le piante sono state coltivate - continua Cilea - si è sviluppata con una gestione di tipo passivo, in quanto gli uccelli provenienti da Asia, Africa e altre parti d’Europa piantano, attraverso i loro escrementi, i semi ingeriti in altre parti del mondo e favoriscono la crescita di diverse specie di flora alloctona. Le specie di volatili presenti nella nostra riserva sono lo storno comune e quello nero, il passero, il tordo, il fenicottero, che si nutre dei molluschi presenti nelle saline, l’airone, l’anatra, il falco di palude e quello pescatore. Nell’ottica di riqualificazione totale dell’ambiente naturale i nostri prossimi obiettivi sono un intervento per sostituire la vegetazione alloctona con quella autoctona e il piano di bonifica delle discariche per creare altre zone boscate oltre a quelle già presenti con una gestione attiva”.

Infine proprio gli obiettivi per una sempre migliore convivenza dell’ambiente naturale con la presenza della centrale Enel, per una maggiore fruizione turistica e per un collegamento più efficiente della zona marina con il centro di Priolo sono tanti. “Il numero di visite da parte dei turisti nel corso degli anni - conclude Cilea – è aumentato e dico questo perché noi ogni anno censiamo i visitatori che nel 2016 sono stati poco meno di 11 mila. Noi della Lipu ogni anno ci poniamo obiettivi sempre più alti e vogliamo incrementare le visite nel periodo invernale e in quello estivo. La collaborazione con la centrale Archimede dell’Enel è ottima e ha portato alla realizzazione del sentiero natura nella Guglia di Marcello nel 2013, all’apertura di locali per un centro visite, in attesa di realizzarlo in modo definitivo nella penisola Magnisi, e all’installazione di una condotta d’acqua per la nidificazione dei fenicotteri. Proprio in questa direzione fu determinante l’intervento del sindaco Antonello Rizza che firmò due ordinanze sindacali per immettere acqua di mare nel pantano salvando così i primi due gruppi di fenicotteri nati in Sicilia. Per la realizzazione di una strada che colleghi il centro di Priolo con la riserva e la zona marina noi abbiamo avanzato la nostra proposta, ma se ne occupa la politica”. 

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Giuliano Spina