Disagi
 

"Tra rifiuti e paura, ci potrebbero scannare ma nessuno ci aiuta". Guardie mediche nel caos

3 mar 2016 - 09:37

CATANIA - Umido, luoghi angusti e isolati, materassi sgualciti, niente video-sorveglianza e dunque nessuna sicurezza. Benvenuti nelle guardie mediche di Catania e dintorni. Benvenuti in quei luoghi che garantiscono un servizio di continuità assistenziale e che sembrano “scordati dal Signore”.

Eppure, se la Sicilia non rappresenta anche in questo caso una sgradevole eccezione, esiste un Testo unico 81/08 che regolamenta la sicurezza nei luoghi di lavoro tutelando i lavoratori, in questo caso medici chirurghi, che vi operano.

Ma in una situazione così degradata e degradante, stando a quanto dichiarato dai dottori, una domanda sorge spontanea: L’Azienda Sanitaria Provinciale, che dovrebbe vigilare, non ne è al corrente? Nessun ispettore ha mai fatto un giro per le sedi delle guardie mediche nei 58 comuni catanesi?

Certo che no, o almeno questo ci auguriamo, e dunque un altro quesito incalza: Se ci sono delle norme e ci sono dei “controllori” come mai non si agisce affinché i luoghi vengano messi in sicurezza?

Siamo difronte ad un disagio oggettivo, poche settimane fa è stata anche aggredita e sequestrata una donna medico per una rapina, “negli anni un po’ tutti siamo stati aggrediti anche perché siamo molto esposti” afferma un altro dottore durante l’incontro di ieri all’Ordine dei Medici.

“Non siamo per nulla sicuri anche perché se arriva una persona, per obbligo, dobbiamo farla entrare chiunque ella sia. La verità è che siamo l’ultima ruota del carro in termini di gestione sanitaria” incalza un altro medico. E ancora “A Misterbianco la sede è a fra i capannoni dell’area industriale, la notte è totalmente isolata e ci potrebbero scannare“.

“A Pedara ci sono cani randagi, nel cortile una volta hanno scaricato anche la spazzatura. Siamo isolati e abbiamo paura, gli accessi sono multipli”.

Insomma è un quadro disarmante quello disegnato dai medici del servizio di continuità assistenziale catanese. Non bastano questo genere di denunce? E allora quando arriverà il momento di agire? Scusandoci per la digressione molto folcloristica, c’è un detto catanese che recita “A Sant’Aita prima s’ a’rrubbanu e ‘ppoi ci ficiru i potti ri ferru”.

Chiaramente contiamo di contattare l’Asp per dare diritto di replica.

 

Giorgia Mosca