Protesta
 

"Siamo prigionieri del porto", catena umana dei pescatori senza lavoro da due anni

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2 mag 2017 - 11:57

GELA - Giorni di fuoco per il porto di Gela, dove da cinque giorni pescatori e operatori portuali protestano per quei lavori che lo renderebbero finalmente un luogo accessibile.

Si tratta di un problema ormai vecchio quasi mezzo secolo, che con il passare degli anni è diventato sempre più insostenibile. Il porto è completamente insabbiato e, di conseguenza, inagibile anche per tutti coloro che vi lavorano all’interno.

“Cerchiamo di risolvere questo problema da due anni – spiega Massimo Livoti, presidente comitato porto del golfo di Gela -. Il porto rifugio fin quando Eni aveva i suoi giacimenti era agibile, ma una volta chiusa la raffineria, si è formata una sorta di carcere. Noi pescatori, così come gli operatori e addirittura la capitaneria non possiamo più uscire dal porto. Praticamente siamo prigionieri. Sono due anni che lavoriamo a tratti, ma da gennaio non lavoriamo proprio“.

Gela è stata così abbandonata all’isolamento più crudele che ha portato alla formazione di singoli pescatori autonomi che non possono neanche usufruire di ammortizzatori sociali e altri benefici.

Tavoli tecnici, assemblee ci sono state, ma la svolta sembrava l’accordo firmato a settembre tra Comune, Eni e Regione, secondo il quale sarebbe stati stanziati dei fondi per l’inizio dei lavori. “Abbiamo i soldi delle compensazioni, la autorizzazioni – continua il presidente – ma l’intervento non parte. Siamo stanchi di parlare con le istituzioni politiche, perché ci prendono solo in giro. Finora non abbiamo nessuna risposta concreta. Crocetta aveva promesso un mega porto, invece non stati realizzati neanche i lavori di manutenzione“.

I protestanti scesi in piazza hanno formato una catena umana come simbolo della prigionia all’interno del porto rifugio. “Gli organi preposti non vogliono intervenire e l’hanno dimostrato in questi giorni – conclude Massimo Livoti -. Sinceramente non abbiamo più speranze. Ora aspettiamo l’incontro con il prefetto che ci dovrebbe ricevere in settimana”.

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Veronica Nicotra