Scatti di memoria
 

Il "Pracchio" a Catania

26 lug 2015 - 06:50

A cura di Franz Cannizzo
 
 

Nel ’700 Catania era piccola, angusta e sporca (beh, quest’ultima caratteristica rimane, a mio parere, ancora oggi in città, sotto molteplici aspetti).

Il quartiere del Carmine, che era detto “Pracchio” appunto per la sua sporcizia (aggravata dopo i temporali, per via dell’acqua piovana che scendeva giù dal Giardino Bellini), aveva un posto di ritrovo, detto “Piano degli Orbi” (in prossimità dell’attuale Piazza Sciuti) dove si incontravano ed abitavano i poveri ciechi che di giorno andavano in giro a mendicare. Non potendoli arrestare o mandarli fuori dalle mura cittadine, i Giurati si sfogavano su sfaccendati, suonatori ambulanti e cantanti con le loro “serenate”.

A tal proposito, forse sollecitati dal potere ecclesiastico cittadino, fu emanato un bando che sanciva che “non si poteva cantare né suonare, né di giorno né di notte alle porte, alle mura o sotto le finestre di un qualsiasi monastero della città. Pena: 2 anni di galera!

Ma il Carmine rimane nella storia cittadina, anche come il luogo che ospitò, sino ad un recente passato, il mercato storico della città, «A Fera ‘o Luni» (le immagini d’epoca sono scatti dello scorso secolo). Durante il mio incarico di governo cittadino, come assessore alle attività produttive, cercai di recuperare e valorizzare turisticamente questa importante area mercatale della città, sia contenendo il fenomeno  dell’abusivismo commerciale (il mercato è diventato una vera e propria centrale di vendita delle merce taroccata) e ristabilendo un minimo di decoro nella zona (d’intesa con l’assessore all’ecologia del tempo, realizzammo la raccolta mattutina dei rifiuti, per alleggerire il lavoro di raccolta e pulizia pomeridiano del mercato, che costa migliaia di euro ai Catanesi). Purtroppo ci scontrammo con chi non vuole la crescita di Catania, per cui il Carmine rimane, oggi, solo un lontano ricordo di quel mercato storico, mentre nella vita quotidiana è occupato, in prevalenza, da extracomunitari che vendono merce di scarsa qualità.

 

Redazione NewSicilia