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Le portavano in Sicilia per farle prostituire, erano minorenni. Il racconto di Dorina

18 mar 2016 - 07:28

CATANIA - “Sono partita dalla Nigeria per arrivare in Italia e sperare in una vita migliore. Per far questo, però, mi sono indebitata per decine di migliaia di euro con la madame Mummy. Lei mi ha sottoposta al rito esoterico juju. Se non restituivo i soldi io e i miei familiari rischiavamo disgrazie di ogni genere”. Con un italiano stentato Dorina, nome di fantasia , ha raccontato tutto agli investigatori. 

I poliziotti l’hanno trovata sulla Catania-Gela. Qui la minorenne era costretta a prostituirsi per sanare il debito. Vendere il proprio corpo a bavosi che di lei si servivano per soddisfare i propri piaceri sessuali. Ma come questa ragazza, sulla strada statale 417 ce ne sono tante anzi tantissime. Portate in Sicilia con l’inganno e poi trascinate in strada a forza.

È stata proprio Dorina a far emergere cosa accadeva all’interno di quel gruppo di nigeriani, costituito da tre uomini e tre donne, oggi in manette.

La ragazza ha raccontato tutto. Ha parlato del suo viaggio dalla Nigeria alla Libia. Qui si è fermata diverse settimane ed era controllata a vista da persone armate. “Lo scorso agosto sono salita su un barcone per arrivare in Sicilia” continua la ragazza. “Poi mi hanno portato in una comunità del Nord Italia e poi mi hanno trasferita a Catania dove mi attendeva la madame, figlia della Mummy nigeriana. e subito sono finita in strada, costretta a prostituirmi”.

Stamattina la squadra mobile di Catania, coordinata dal dirigente Antonio Salvago, ha arrestato 6 nigeriani su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania coordinata dal procuratore Michelangelo Patanè.

Sandra Johnson di 24 anni, Friday Igbinosun di 34 anni, Kelvin Aigbedion 23 ann, Emmanuel Asewo di 27 anni, Jennifer Ekhator di 31 anni e Faith Owamagbe di 31 anni. Sono loro ad essere accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di tratta di persone in danno di giovani connazionali, anche minori di età, tratta di persone e favoreggiamento della prostituzione minorile, con l’aggravante della transnazionalità. 

Facevano tutti parte di un’associazione ben radicata sul territorio con base operativa a Catania e distaccamenti a Genova e Roma ma godevano di grossi aiuti proprio in Nigeria e Libia

Tutte queste donne una volta arrivate in Italia venivano geolocalizzate e portate dai magnaccia. Così dopo un periodo di tirocinio venivano messe in strada e i proventi della prostituzione erano costrette a consegnarli agli sfruttatori per evitare, come dicevamo poc’anzi, terribili disgrazie.

L’organizzazione aveva ritmi di vita frenetici, secondo quanto è emerso dalle indagini. Erano tutti costantemente alla ricerca di nuove donne da “agganciare”. 

Giorgia Mosca