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Parco Monte Po: una discarica abusiva in mano alla criminalità

Parco Monte Po: una discarica abusiva in mano alla criminalità

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23 giu 2017 - 18:47

CATANIA - Un enorme parco che esiste solo sulla carta perché non c’è mai stata la reale volontà politica di recuperarlo. Decine e decine di ettari di terreno usati come un’enorme discarica abusiva in mano alla micro e alla macrocriminalità. Comincia da qui il sopralluogo della commissione comunale al Patrimonio nel Parco di Monte Po a Catania.

” Abbiamo deciso di raccogliere le segnalazioni dei cittadini per chiedere al Sindaco di avviare immediatamente un piano di manutenzione straordinario – afferma il presidente della commissione Salvatore Tomarchio - l’emergenza più grande oggi è la giungla di sterpaglie, pronte a prendere fuoco alla minima scintilla, di fronte alle abitazioni di via Pavarotti e poco distante dai cavi della pubblica illuminazione. In caso di rogo interi quartieri andrebbero immediatamente evacuati. Per questo – prosegue Tomarchio - occorre bonificare la zona e creare fasce tagliafuoco”.

“Circa 30 anni fa - dichiara Ersilia Saverino, vice presidente della commissione al Patrimonio – in questa parte di Nesima Inferiore c’erano solo vigneti, uliveti e aranceti. Il centro abitato nei pressi di via Pavarotti nacque negli anni ’80 e, all’inizio, ospitava poche decine di famiglie che andavano a lavorare nei campi vicini. Oggi, in questa parte di Catania, vivono centinaia di persone con segnalazioni e richieste di bonifica dei terreni limitrofi che ormai non si contano più”.

Severino dichiara inoltre che anche se nel 2004 in via Pavarotti era stato installato un sistema di recinzione lungo decine di metri, le Inferriate non possono proteggere un’area tanto ampia. Essenziale a suo parere perciò un impianto di videosorveglianza.

A settembre del 2012 una parte del parco fu sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito di un’inchiesta della procura di Catania sulla realizzazione di due discariche abusive al suo interno. Giuseppe Catalano, membro della commissione, spiega poi come l’area che venne bonificata fosse piena di materiali che, oltre ai cattivi odori, sprigionavano fumi dal sottosuolo.

Da qui la necessità di attivare tutti quei lavori necessari a “disinnescare” una enorme bomba ecologica. Un processo di recupero che, nei progetti iniziali, prevedeva il restauro delle masserie facendole diventare la sede di alcuni uffici comunali. Lo scopo, nell’immediato, sarebbe stato quello di garantire un minimo di sorveglianza con la presenza giornaliera di dipendenti e personale tecnico.

Secondo il componente della commissione comunale Francesco Saglimbene,  visto l’ampio costo della riqualifica, sarebbe più consono cominciare dai lavori più piccoli e con spese contenute. Un processo in cui anche Imprenditori e privati potrebbero intervenire a finanziare il recupero del polmone verde in cambio di una sponsorizzazione.

“Non dimentichiamoci - dice il componente della commissione comunale Carmelo Sofia - che ci troviamo davanti ad un vero e proprio museo a cielo aperto. [...] Da qui la necessità di valorizzare il sito e renderlo una struttura ricettiva e aggregativa aperta a tutta la città”.

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Redazione NewSicilia