Problema
 

Parcheggi a Catania. Belfiore: "Nessun rispetto, tanta inciviltà"

Il rispetto a Catania? Belfiore: “Questa è inciviltà”

21 ott 2016 - 06:34

CATANIA – Vi è mai successo di dover guidare per diversi minuti, che sembrano ore, alla ricerca di un parcheggio e di trovare un posto auto occupato però da un secchio, una sedia o addirittura da vasi?

Vi è mai successo di dover camminare su marciapiedi che a causa delle piante e dei vasi lasciati sembrano un percorso di corsa ad ostacoli?

A Catania purtroppo non è una novità ma un fatto quotidiano. Oramai alcuni cittadini sono convinti di poter possedere un parcheggio o una zona “privata”.

Ogni giorno andando in giro per la città, nelle zone del centro storico, ma soprattutto nelle periferie, si possono notare questi posti auto “privatizzati” che mettono in difficoltà tutti i cittadini che giornalmente vanno a lavorare e arrivano in ritardo al lavoro e la giustificazione “Non ho trovato parcheggio” sembra diventare sempre più una bugia bella e buona.

Ogni cittadino avrà pensato: “Chi e che cosa può e deve contrastare questa situazione?“. Naturalmente la polizia municipale, che grazie ai suoi controlli fa del proprio meglio per fermare questa inciviltà.

Il comandante della polizia municipale di Catania, Pietro Belfiore, ha dichiarato a noi di Newsicilia.it: “Noi interveniamo immediatamente e i verbali scattano subito. Coloro che hanno voluto prendere il controllo del territorio pubblico sono costretti a pagare ben 186€ di multa“.

Il comandante Belfiore ha inoltre sottolineato che spesso anche alcune attività commerciali infrangono la legge occupando suolo pubblico, e anche lì i verbali non sono “dolci”.

La situazione in cui verte Catania non è nuova. Da anni la polizia tiene controlli per contrastare questo fatto ma ancora oggi, nel 2016, i cittadini occupano zone di parcheggio pubblico con sedie, secchi, per non parlare delle strisce blu“.

In questi casi – conclude il comandante della polizia municipale – quello che succede è solo il risultato di un’inciviltà che purtroppo è tipica dei cittadini catanesi“.

 

Roberta Rapisarda