Crollo
 

Un palazzo in versione dopoguerra: che ne sarà di via Crispi a Catania?

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16 mar 2017 - 06:33

CATANIA - I lavori proseguono, anche se ancora agli inizi, in via Francesco Crispi, all’angolo con via Archimede, dove una palazzina è esplosa nel cuore della notte lo scorso 26 febbraio. Una vittima, la signora Agata Strano, e una neonata di 10 mesi in gravi condizioni, Malika, oltre all’impareggiabile paura provata da tutti i residenti della zona, con un botto che ha risvegliato uno dei cuori pulsanti di Catania.

Dopo poco meno di un mese dall’accaduto, sembrano passati anni e anni. Transitando in via Crispi, e giungendo quindi all’angolo con via Archimede, regna il silenzio. Macchine che costeggiano la strada, con il rimbombo dei motori. Ferro modellato e tagliato per montare il ponteggio, si sente persino il rumore dei bulloni che vengono avvitati dagli operai. Più ci si avvicina, maggiore è l’impatto visivo: lo stupore prende prima gli occhi e poi arriva in gola, provocando un magone. Silenzio. Anzi, vento che muove le segnaletiche stradali: sentirlo è difficile, ma oggi in via Crispi non lo è affatto.

L’ambientazione è da dopoguerra, in quanto l’esplosione, accidentale o meno, sembra esser stata un vero e proprio bombardamento che ha raso al suolo una struttura intera, creando un’enorme voragine sia per larghezza che per profondità. 

I palazzi vicini erano già visibilmente pericolanti, adesso però anche gli esercizi commerciali presenti sembrano essere lì da anni, chiusi e lasciati all’incuria, con serrande sfracellate e vetri rotti. Nell’area coinvolta vi sono un tabacchino, un centro d’assistenza tecnica e probabilmente un centro dove era possibile acquistare stucco e pittura.

Ma anche diversi ingrossi cinesi, un’officina meccanica, un centro Permaflex e persino un’uccelleria. Tutti luoghi che perdono sicuramente gran parte di clientela e che sono destinati a dover chiudere per sempre. Restano in attività due mini market, dove gli operai comprano da bere e da mangiare. 

via Crispi (3)

Mettere in sicurezza l’area è il primo passo per la riabilitazione di via Crispi, che quel palazzo non lo riavrà più. C’è ancora incertezza per quanto concerne la riapertura della strada e, come appena detto, sono diversi gli esercizi commerciali che sono stati gravemente danneggiati. La via è inagibile, ma le parallele o comunque quelle circostanti, come via d’Amico o via De Pretis, sono regolarmente transitabili. 

“Siamo preoccupati, la strada potrebbe non essere più riaperta e noi, in un giorno molto vicino, chiuderemo bottega” ci dice un commerciante della zona, mentre osserva gli operai al lavoro. Un altro di loro ci racconta che la situazione è compromessa, “un crollo catastrofico, che ci mette paura e ci rattrista ogni giorno. Vogliamo continuare a lavorare, la strada dev’essere riaperta quanto prima. Non può durare per sempre”.

La ditta a cui è affidata la messa in sicurezza è la SicilCondotte, il lavoro da fare è tanto. Più plausibile che l’edificio venga chiuso con del cemento rispetto alla completa restaurazione. L’obiettivo, certamente, è quello di riaprire la strada al pubblico e ricominciare.

Regna la desolazione, ben 40 attività rischiano di chiudere: il consigliere di Fratelli d’Italia Ludovico Balsamo aveva chiesto d’intervenire su più versanti per scongiurare la chiusura e terminare i lavori al più presto. Questo però, ad oggi, sembra più utopia che realtà.

Non sembra esserci differenza, infatti, tra questo ed uno scenario da dopoguerra: la gente passa, a piedi, da quella zona recintata e rimane a guardare. Alcuni rimangono impassibili, altri inorriditi, altri ancora guardano quel palazzo con malinconia. Con Catania all’orizzonte, uno dei punti nevralgici della città resta chiuso. Chissà per quanto tempo ancora. 

Chissà se il silenzio cesserà e i clacson delle automobili torneranno a farsi sentire, in via Crispi…

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Gabriele Paratore