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Operazione Icaro: messo in luce il sodalizio fra Cosa Nostra palermitana e agrigentina: 13 arresti

2 dic 2015 - 08:11

AGRIGENTO - Dura spallata a Cosa Nostra agrigentina. La Squadra Mobile di Palermo, in collaborazione con quella di Agrigento, da questa mattina all’alba sta eseguendo 13 arresti su disposizione del tribunale del capoluogo siciliano.

Nel calderone anche gli esponenti della famiglia mafiosa di Porto Empedocle. Associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione illegale di armi e di sostanze stupefacenti: sono questi i reati dei quali, adesso, devono rispondere i soggetti finiti in manette.

Durante le indagini, coordinate dai pm Maurizio Scalia, Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli. gli investigatori hanno messo in luce come lo storico sodalizio tra Cosa Nostra palermitana e agrigentina non si sia mai interrotto. A dimostrarlo i documenti dei summit organizzati fra le campagne agrigentine e ruderi e appezzamenti di terreni.

Così è stata ricostruita la pianta organica dell’organizzazione nel territorio incastrando il capo famiglia della cosca di Agrigento, Antonino Iacono di 62 anni, e quello del clan di Porto Empedocle, Francesco Messina di 59 anni.

Loro stavano ostacolando la ristrutturazione del rigassificatore di Porto Empedocle chiedendo il pizzo e minacciando con il classico metodo mafioso.

Ma oltre a loro c’era anche Giuseppe Piccillo, uomo id fiducia di Iacono, che vestiva i panni del pr della consorteria, organizzando incontri con esponenti mafiosi di altre famiglie e intimidendo numerose imprese locali che lavoravano nel settore del calcestruzzo. E poi c’erano anche Francesco Capizzi e Francesco Tarantino, che avrebbero tentato di ostacolare il trasporto in andata e ritorno per Lampedusa oltre all’attività di ristrutturazione degli alloggi popolari di Porto Empedocle.

In manette anche Gioacchino Cimino di 62 anni che faceva parte della famiglia. 

Giorgia Mosca