Estorsione
 

Operazione "Happy Holidays": chiedevano il pizzo agli imprenditori, fermate 4 persone. I NOMI e le FOTO

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22 mag 2017 - 11:12

PALERMO -  Lo scorso 16 maggio i carabinieri del gruppo di Monreale hanno fermato Salvatore Raccuglia, indagato per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso ai danni di un imprenditore di Altofonte.

La misura è stata convalidata il 18 maggio dal g.i.p. al tribunale di Palermo, il quale contestualmente ha emesso, su richiesta della stessa procura distrettuale, un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Raccuglia, di Salvatore La Barbera, di Andrea Di Matteo e di Giuseppe Serbino, ritenuti responsabili degli stessi reati.

L’operazione è frutto di una manovra investigativa sviluppata nel tempo nei confronti della famiglia mafiosa di Altofonte, che aveva già portato nel marzo del 2016, nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Quattropuntozero”, ad azzerare i vertici del mandamento di San Giuseppe Jato e delle dipendenti famiglie mafiose, arrestando proprio Di Matteo e Serbino per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione.

Sulla scorta delle risultanze della pregressa attività investigativa, le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, si sono concentrate su alcuni obiettivi strategici ritenuti baricentro del sodalizio criminale e, in particolare, su Salvatore Raccuglia, pregiudicato per concorso esterno in associazione mafiosa.

In tale quadro, si sono rivelate di particolare rilievo le dichiarazioni di un noto imprenditore di Altofonte, il quale stanco delle richieste estorsive avanzate dalla locale consorteria sin dal lontano 2000, ha deciso di ribellarsi al giogo mafioso descrivendo con coerenza e lucidità alcune dinamiche della locale famiglia.

L’attività tecnica ha consentito di documentare la richiesta puntuale ed “amichevole” da parte di La Barbera, emissario del capo famiglia, proprio in prossimità della Pasqua, e la fissazione di un appuntamento per il successivo 15 aprile per il ritiro del contante. Come concordato nel corso del citato incontro, le telecamere installate dai carabinieri hanno registrato la conversazione avvenuta nell’ufficio dell’imprenditore con l’uomo, immortalando la consegna delle banconote da 20 e 50 euro, per l’importo complessivo di 500 euro. Proprio mentre si stava allontanando a bordo della propria auto, i carabinieri del gruppo di Monreale sono intervenuti arrestando il malvivente nella flagranza del reato di estorsione.

Nel corso della perquisizione personale sono stati trovati nelle tasche dei pantaloni dell’interessato denaro contante, suddiviso in mazzette, per un importo complessivo di circa 1.500 euro, ricavato di altre estorsioni commesse, nella stessa mattinata, ai danni di altre attività.

Importantissimo il ritrovamento nell’abitazione dell’arrestato ed il sequestro di un’agenda, all’interno della quale sono stati trovati dati fondamentali relativi alle estorsioni poste in essere ad Altofonte, il cui ricavato era destinato al clan mafioso di San Giuseppe Jato, per il sostentamento delle famiglie dei detenuti.

Le acquisizioni raccolte nel corso delle indagini e le dettagliate dichiarazioni dell’imprenditore estorto hanno consentito di documentare, oltre alla gestione nel tempo dell’attività di riscossione del “pizzo” da parte di Di Matteo, Serbino e La Barbera, il ruolo di reggente della famiglia mafiosa di Altofonte ricoperto da Salvatore Raccuglia.

I dati acquisiti nel corso dell’attività investigativa e le preziose informazioni prese dal materiale sequestrato durante l’operazione saranno alla base degli ulteriori approfondimenti nei confronti di altre attività dell’area vittime dell’imposizione del “pizzo”.

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Redazione NewSicilia