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Operazione ARKA di Noè e le "letterine": le intercettazioni che inchiodano la famiglia Musumeci

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12 gen 2017 - 12:47

CATANIA – “Quelle cose le avete fatte? Le firmate a nome mio quelle letterine…

Proprio così: “letterine”. È questo il termine che Salvatore Musumeci, 65 anni, ha utilizzato durante una delle conversazioni telefoniche registrate che hanno permesso alla magistratura e alla guardia di finanza di inchiodarlo insieme con alcuni componenti della sua famiglia: il figlio e la moglie.

È di bancarotta fraudolenta che parliamo, un ulteriore caso. Nello specifico ci riferiamo all’ARKA S.r.l, fallita nel 2015, ma che aveva continuato ad operare nel settore della sanità convenzionata dalla Regione fino al 2016. Questa volta, come in altri casi, si tratta di un settore fiorente, quello dell’assistenza socio sanitaria che, se amministrato nella legalità, “non è certo uno di quelli in cui si fanno debiti” come ha dichiarato il procuratore capo Carmelo Zucchero in conferenza stampa.

Nonostante questo Musumeci e famiglia, ci hanno messo del loro ad imbrogliare le carte. 

Sono andati avanti per più di un anno ad emettere finta documentazione in modo da ottenere i finanziamenti necessari da parte della Regione e alla fine avevano accumulato un debito con lo stato pari a 2 milioni di euro.

Era la moglie, Maria Luisa De Vita, 67 anni, la contabile di tutto l’impero. Proprio lei, per decisione congiunta con il marito emetteva una falsa documentazione. Ma per ottenere i finanziamenti da parte della Regione dovevano sborsare solo 2 mila euro al mese.  

 

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Redazione NewSicilia



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