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Il ministro Poletti al Galileo Galilei: scuola militarizzata e studenti "pedinati"

17 nov 2016 - 18:30

CATANIA - Questa mattina Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato al Liceo Scientifico Galileo Galilei di Catania, per un incontro con gli studenti della scuola in merito alla tanto discussa alternanza scuola-lavoro.

Il colpo d’occhio faceva un po’ venire la pelle d’oca: camion blindati, sia dei carabinieri sia della polizia; uno all’interno della scuola, parcheggiato fra i due plessi principali dell’istituto, due subito fuori, uno parcheggiato di traverso all’ingresso dell’Istituto Tecnico Industriale Marconi (che si trova accanto al Galilei) e un altro fermo ad una rotonda un centinaio di metri più su.

In verità però, nonostante ci fossero più di cento uomini fra carabinieri e polizia, non c’è stato alcun disagio e nessuna particolare variazione della giornata, se non per lo svolgimento della ricreazione.

Ciò che invece ha causato qualche perplessità è stata l’avventura di alcuni ragazzi, che erano prima scesi in strada per un corteo e poi erano risaliti alla volta della propria scuola per protestare contro il ministro. Questo è quello che ci hanno raccontato:

Finito il corteo abbiamo deciso di tornare a scuola e di fare una protesta, ovviamente pacifica, davanti all’istituto. Siamo saliti sul bus, salvo poi scendere perché, avendo preso la decisione all’ultimo momento, eravamo senza biglietto e sono saliti i controllori. Ammettiamo l’errore. Quello che poi ci ha stupito è stato vedere una Fiat Punto con dentro quattro uomini, probabilmente poliziotti in borghese, che seguivano l’autobus a distanza e che, forse, hanno avvisato i controllori. Fino a qua comunque tutto regolare. Il problema è sorto quando abbiamo iniziato a camminare a piedi fino a scuola; la macchina ci seguiva camminando a passo d’uomo, sembravamo quasi scortati, da Viale Vittorio Veneto fino al Galileo Galilei (sopra la circonvallazione, ndr.). Capiamo ovviamente l’esigenza di controllare che non creassimo scompigli, ma eravamo solo una trentina di ragazzi che camminava ordinatamente sul marciapiede, l’unica nostra ‘pecca’ era un megafono che tenevamo in mano essenzialmente perché non entrava negli zaini. Ci ha infastidito molto - continua un altro studente - il fatto che facessero continuamente foto e video, facendo spaventare soprattutto i ragazzini più piccoli che erano lì con noi. Ci hanno seguito fino a scuola, dove poi abbiamo manifestato con uno striscione, dei cori e degli interventi, creando una mini assemblea. Avremmo voluto metterci davanti alla scuola, ma i carabinieri non ci hanno fatto passare e noi per evitare polemiche inutili ci siamo messi un po’ più lontani“.

Anche se ci poniamo una domanda – concludono quindi i ragazzi - che fastidio avremmo dato davanti scuola? Siamo pacifici e pacificamente volevamo protestare“.

Omar Qasem