Funerali
 

L'ultimo saluto ad Adele Puglisi. Mons. Gristina: "Non si dimostra la fede con il fondamentalismo"

9 lug 2016 - 17:51

CATANIA - Un Duomo gremito con tutti i posti a sedere occupati. Tutto questo per dare l’ultimo saluto ad Adele Puglisi e mostrare la vicinanza alla famiglia.

Alla funzione erano presenti diversi rappresentanti delle forze dell’ordine, il sindaco di Catania, Enzo Bianco, e il prefetto, Maria Guia Federico.

Momenti toccanti quello in ricordo della vittima dell’attentato di Dacca, in cui sono morti diversi civili, tra cui 9 italiani.

Un momento utile anche per riflettere sull’attuale situazione politica internazionale, come dimostrano le parole di monsignor Salvatore Gristina: “Non banalizziamo questo momento della vita. La morte ha sempre rilievo e importanza. Quando avviene in modo drammatico e doloroso è eloquente. È un momento che ci chiede ascolto. Questo chiede attenzione. Ci sono delle domande che ci poniamo sul contesto internazionale che stiamo vivendo con tanta preoccupazione. Anche su problemi di dimensioni ridotte che riguardano la Sicilia. Questa ondata di odio e di morte che travolge vite innocenti. Vivere per il Signore non è diventare integralisti“.

A ricordare Adele sono anche alcune amiche: “Abbiamo conosciuto Adele un anno fa, ma ci ha fatto integrare subito. Era una donna rispettata da tutti. Amava soprattutto i giovani, a cui cercava di mandare sempre dei messaggi positivi. E loro ricambiavano con piccoli gesti, come il dono di un fiore“.

Infine ha parlato anche il primo cittadino: “La città di Catania rende un commosso omaggio ad Adele Puglisi. Abbiamo voluto salutare il suo arrivo a Catania proclamando il lutto cittadino. Centinaia di catanesi e non solo le hanno reso omaggio. Con lei diventano tante le vittime delle barbarie del fondamentalismo islamico. A Sharm nel 2005 ne perirono alcuni. Un altro nel 2003 A Nassiriya. Nel 2001 la morte di Maria Grazia Cutuli. Adele Puglisi lavorava nel Bangladesh dal 2014. Basta guardare il suo profilo Facebook per capire che fosse alla mano e fattiva. Non faceva di tutta l’erba un fascio. La nostra comunità deve riflettere sull’odio distruttivo di questi tempi“.

Andrea Lo Giudice