Teatro
 

Invasioni: musica, danza e parole per la diversità che va oltre le frontiere e diventa protagonista

Invasioni: musica, danza e parole per la diversità che va oltre le frontiere e diventa protagonista

28 nov 2016 - 06:11

CATANIA – Uno spettacolo che è un inno alla condivisione… tante mani, che sono “il ponte”, e che restano tese verso il pubblico per tutta la durata della rappresentazione. Questo è Invasioni, una produzione artistica, andata in scena questo fine settimana, nel Teatro di Viagrande Studios, in cui i cinque capitoli narrativi servono a spiegare l’accezione positiva che il verbo “invadere” può avere oggi e quale sia il senso del termine “diversità”.

Si tratta delle invasioni delle braccia aperte e delle bocche pronte per essere baciate. Colori, forme, sapori diversi, ma in fondo uguali e vogliosi di incontrarsi.

Parliamo della rivincita dei portatori di handicap, degli omosessuali… quei “diversi”, rimasti ai margini della società così tanto a lungo da richiedere una rivoluzione: adesso è il tempo di renderli protagonisti della vita.

Musica, danza, parole, tutto al servizio di un unico scopo che è l’unione e talvolta la fusione tra corpi che sembrano incompatibili, ma che condividono un unico grande handicap: l’essere umani.

Ed è così, che per tutto lo spettacolo, ci si relaziona in modo forte, violento, divertente… ma sempre con amore.

Ci sono cantanti, ballerini, attori che non immagineresti mai e che provocano un tale impatto emotivo da lasciare il segno. 

E anche la scelta musicale racconta la voglia di avere il coraggio di meritarsi una vita reale e uguale agli altri: “Heroes” ne è l’emblema, perché anche nella quotidianità si può essere un po’ eroi, in quanto la voglia è di prendersi quella parte del mondo che gli è stata negata. 

Diversi sono anche i tipi di linguaggio: gesti, sguardi, sorrisi che colpiscono in vario modo. Tutti con un valore e non vanno decodificati… solo capiti.

Uno spettacolo in cui i protagonisti si invadono costantemente tra di loro, ma lo fanno anche con il pubblico. Del resto lo stesso spazio messo a disposizione nel Teatro permette agli spettatori di entrare quasi a far parte della scena e il contatto con gli attori, acrobati e cantanti è una dolce conoscenza.

Sin dalle prime scene si capisce che si tratta di un’opera tutta da scoprire, il cui vero significato è custodito nei gesti semplici di chi sorride ascoltando la musica o chiede al pubblico un applauso in più.

Il tutto è accompagnato da una costante voce fuori campo, quella di Monica Felloni, autrice e regista dell’opera, le cui parole sono tanti messaggi lanciati a chi ascolta e scanditi da gesti che sembrano inconsulti e che invece sono perfettamente umani.

Un’opera che dà valore alla vita in qualsiasi sua forma, in cui ogni attore esprime tutto l’universo che ha dentro.

C’è una frase, pronunciata fuori campo, più o meno a metà dello spettacolo, che ne racchiude tutto il senso: “Credevo di essere brutto ma, se esisto, vuol dire che merito di essere guardato”. Così come merita, senza dubbio, questo spettacolo che mette in campo una grande libertà espressiva e attoriale, sintetizzando in modo perfetto l’azione scenica.

Vittoria Marletta