Arte
 

In viaggio alla scoperta dei musei catanesi: casa-museo Mendola

In viaggio alla scoperta dei musei catanesi: casa-museo Mendola

29 giu 2015 - 06:35

CATANIA - La sua casa non era solo la sua dimora, ma anche il posto felice dove trascorreva la gran parte del tempo, impegnato nella ricerca della “bellezza”. L’aveva progettata meticolosamente di modo che potesse diventare il luogo dove costruire la sua famiglia, ma anche un museo capace di contenere tutti i suoi lavori. Scultore, pittore, poeta e amante della musica, Carmelo Mendola ha speso la sua vita in favore dell’arte e in compagnia di essa, nella ricerca costante dell’ispirazione e del sentimento che avrebbe donato vitalità alle sue opere.

Parliamo di una storia tutta catanese che portò alla nascita della fontana dei Malavoglia ovvero la statua di bronzo in piazza Giovanni Verga che rappresenta, appunto, la scena del naufragio dell’opera verista, insieme con il busto di Angelo Musco, posto nel viale degli uomini illustri al giardino Bellini e la Nike di Samotracia, che svetta alla fine del lungomare di Giardini Naxos. Quelli appena citati sono solo alcuni esempi illustri della grande produzione.

Benvenuti nella casa-museo Mendola, benvenuti al nostro consueto appuntamento con le realtà museali, patrimonio della città etnea, che meritano un occhio di riguardo.

Accedere alla casa-museo significa fare un viaggio a ritroso. Lo abbiamo fatto in compagnia di Renata, l’unica dei tre nipoti che ancora vive stabile li, insieme con la sua famiglia. Una volta dentro, sembra quasi di sentire ancora il suono degli strumenti che lavorano la materia per dare forma alle opere. Del resto è questa la prerogativa dei luoghi in cui si è fatta arte: conservano qualcosa di magico per sempre e in special modo luoghi come questo, dove la scultura, la pittura e la musica, per anni, si sono fuse.

Sono davvero tante le sculture di Mendola, così come diversi sono i materiali che lui ha utilizzato e per mezzo dei quali si è battuto attivamente in favore dell’arte all’interno della sua città. Tra le mani sue, che ideavano le figure, e quelle degli scalpellini sono passati bronzo e gesso e marmo: i materiali prediletti.

Fra tutte le sculture spicca, per bellezza e per dovizia di particolari, nonostante Mendola fosse completamente autodidatta ed, in quel caso, alle prime armi: “La danzatrice senza braccia”. Si tratta di un’opera risalente al 1936, in cui l’artista fece confluire la sua passione per la bellezza femminile e da cui emerge la capacità di riprodurre le forme umane con grandissima puntualità, conferendo sempre estrema leggerezza alla materia. La statua originale, munita di braccia, venne comprata da monsieur Paul Ricard ed oggi è custodita nell’isola di Bendor davanti a Marsiglia. L’autore chiese di riprodurne una senza braccia che ancora oggi spicca nella collezione catanese.

Passeggiare all’interno degli ampi saloni della casa sembra come volteggiare tra opere d’arte che si muovono in sintonia al suon di musica. Mendola era un comunicatore intento a far conoscere quale fosse il suo pensiero riguardo alla vita. Fortemente influenzato dalla corrente verista, visse nel periodo della seconda guerra mondiale, durante il quale rimase solo a Catania mentre il resto della famiglia si trasferì a Udine. Così potè concentrarsi molto sulla sua grande produzione che sfociò nella statua: “Il forte, il debole e l’intelligente”. In essa emerge una lettura quantomai attuale della realtà umana: il debole che soccombe sotto le mani del più forte sul quale prevale sempre il più intelligente, unico in grado di raggiungere il traguardo, ma che alla fine stringe tra le mani solo un pugnetto di terra.

Non priva di travaglio, la vita di Mendola è costellata da successi non soltanto professionali ma anche dallo splendido rapporto con le figlie Cordelia e Ileana, la cui statua è custodita proprio li al museo.

“Mio nonno era un uomo molto sicuro di se, riuscì a sfidare il volere del padre che lo voleva dedito al lavoro nell’azienda di famiglia, mentre lui amava osservare la realtà intorno a se e plasmare le sue opere”. Sono queste le parole della nipote Renata che, con occhi colmi di devozione e amore nei confronti del sua famiglia, parla di un nonno molto autoritario ma altrettanto presente nella vita dei suoi cari.

Solo passando per quelle stanze e assaporando quegli odori ci si rende conto di quanto quella casa sia un’autentica riserva di cultura. Il dato che più fa riflettere però è l’esigua affluenza dei visitatori che di anno in anno viene registrata. Nonostante il museo sia stato inserito nel catalogo dei musei catanesi, sono davvero in pochi a contattare i familiari di Mendola per una visita.

Come fare a privarsi dei racconti dei familiari o della visione della statua in marmo di Paolo e Francesca che, posti a testa sotto, si abbracciano formando con le loro gambe un movimento simile al divampare di una fiamma? Quella dei Mendola è una storia catanese che, insieme a poche altre, costituisce un patrimonio dal quale non si può prescindere e che non va dimenticato. Ecco la “bellezza” del semplice motivo che ha mosso il nostro viaggio all’interno della casa.

                            

Vittoria Marletta