Arte
 

Alla Galleria Russo di Roma un'antologica di Fausto Pirandello

Alla Galleria Russo di Roma un’antologica di Fausto Pirandello

2 dic 2016 - 07:48

Un’antologica quasi esaustiva dedicata al pittore siciliano, curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti, è stata inaugurata il 19 novembre presso la Galleria Russo di via Alibert a Roma, in collaborazione con la Fondazione Fausto Pirandello e l’Associazione Fausto Pirandello, per la prima volta insieme. L’iniziativa propone la figura e le opere dell’artista con l’esposizione di circa ottanta tra olii e pastelli, autentico documento di un percorso artistico e di vita che copre cinquant’anni, dal 1923 al 1973. Due anni dopo l’artista moriva.

Se scarpe rotte o girasoli un po’ avvizziti vengono dipinti in tutta la loro essenza, in tutta la loro sostanza di imperfezione, perché non rappresentare il nudo umano in tutti i suoi aspetti, anche quello di brutture inconfutabili quando i veli del sentimento smettono la loro funzione di filtri e lasciano il posto allo sguardo critico, reale e più profondo dell’artista? Ma allora Fausto Pirandello si può collocare tra gli artisti di un verismo esagerato che pone l’accento su quanto il proprio occhio, comunque, giudice supremo e irriducibile trasferisce un sentimento di personale visione della realtà? E in un Novecento che si vuole rinnovare in un futurismo a volte incomprensibile al profano, Pirandello rimane legato alla scansione quasi millimetrale dei corpi in cui anche la pelle si offre al microscopio spesso crudele dell’osservatore senza cercare nuove prospettive o simboli che confondano giochi di luce e prospettive che, insieme al colore, non abbandoneranno mai la pittura di Fausto Pirandello. Possiamo allora pensare che le radici siciliane di quest’artista che, ha fatto dei suoi nudi un’icona di una pittura comunque ineguagliabile ma solo imitabile, abbiano influito così tanto da dargli quell’impronta di carnalità, di luce, di colore, di concretezza avulsa da inutili superficialità che sono proprie dell’animo dei suoi antenati?

Con un occhio alla realtà più crudele dei corpi in disfacimento o in rassegnato abbandono e un ammiccamento al simbolismo più intrigante e non sempre facilmente decifrabile, si è riservato un posto nell’autonomia di un linguaggio pittorico che farà scuola a molti suoi contemporanei e succedanei, uno fra tutti Lucien Freud.

Oggetti, luoghi, persone sono la proiezione delle proprie e delle altrui sofferenze e a nulla varrebbe rappresentarle come simboli di serenità o successo quando poi in un rapporto intimista con se stessi la realtà ha sempre lo stesso amaro sapore.

Le opere resteranno in esposizione sino al 14 dicembre prossimo.

T.D.

Redazione NewSicilia