Lavoro
 

Formazione: il giorno della protesta

14 set 2015 - 13:01

CATANIA - La gravissima situazione che vive il settore della Formazione in Sicilia ha portato oggi i lavoratori a scendere in piazza per chiedere un incontro al Prefetto e per avere risposte certe sul proprio futuro lavorativo. 

Il concentramento sotto gli uffici della Prefettura a Catania, ha visto la presenza di moltissimi lavoratori che da mesi vivono nell’incertezza e attendono una stabilizzazione che ancora tarda ad arrivare. Il documento presentato dai Cobas al Prefetto di Catania, oltre che riassumere la storia della protesta del settore e l’abbandono istituzionale, chiede a chiare lettere che siano garantiti principi chiari di trasparenza e legalità nei nuovi bandi che sono stati emessi e siano attuati piani di riassunzione e non di mera premialità.

I lavoratori richiedono un tavolo di crisi regionale che possa dare soluzioni definitive e certezze di reinserimento lavorativo. 

Ci ritroviamo qui ad un anno preciso dalla manifestazione dell’anno scorso ma la situazione è rimasta invariata. L’assessorato, nonostante le promesse, non ha ancora fatto nulla e non ha sbloccato la riassunzione dei dipendenti della formazione professionale nell’ambito regionale – afferma Laura Bonifacio dei Cobas Catania- e siamo tutti “fuori”: nessuno ha certezze in merito al proprio posto di lavoro; si continuano a fare bandi interni negli enti per assumere personale, anche non iscritto all’albo dei formatori, ma sono in base ai curricula, lasciando agli enti la scelta delle assunzioni. Non stanno rispettando dei diritti acquisiti negli anni. Noi continuiamo a chiedere la garanzia per i lavoratori, per tutti i lavoratori del settore“.

Viviana Mannoia



  • Giorgio Giampiccolo

    Oggi ancora una volta pur stremati fisicamente e psicologicamente, abbiamo raccolto le nostre forze per dire sempre la stessa identica cosa: noi non siamo chi a rubato, non siamo il male della formazione professionale siciliana, altri hanno abusato di questo settore . . . gli stessi che ancora gestiscono la formazione, non basta cambiare nome ad un ente, non basta cambiare rappresentante legale, oggi come ieri la mangiughia come diceva la piccola Nelli Scilabra, ha cambiato colore politico, ha NUOVI CLIENTI! le procure si devono svegliare, non può essere tutto in mano alla politica, é diventata l’anticamera dell’inferno . . . Giorgio Giampiccolo massacrato da questo sistema, altro che istigazione al suicidio!