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Festival internazionale della fotografia ad Arles: la Sicilia c'è

15 lug 2016 - 16:44

PALERMO - Presenza siciliana di qualità alla settimana di apertura, dal 4 al 10 luglio, della 47ª edizione del festival “Les Rencontres de la photographie” ad Arles, Francia, il più importante evento artistico del settore fotografia in Europa ed uno dei più prestigiosi al mondo. Un gruppo di fotografi italiani, di cui 11 siciliani, hanno messo in mostra 16 progetti, 14 individuali e 2 in coppia, all’interno del circuito “Voies Off”, l’enorme insieme di esposizioni dedicate ai fotografi emergenti che da 21 anni fornisce nuova linfa al tessuto fotografico internazionale, permettendo a fondazioni, gallerie, agenzie, collettivi e singoli fotografi di far conoscere i più disparati lavori e di fare il punto sullo stato dell’arte fotografica e delle ultime tendenze.

Sotto il nome di “Regard Personnel/Espace Commun”, il gruppo di fotografi di cui vi raccontiamo, ha allestito una mostra eterogenea, dalla moda, al ritratto ambientato, dal paesaggio, al reportage passando per ricerche intimiste o solo formali, da cui fuoriesce l’unicità di ogni ricerca con prodotti di grande valore artistico. Il filo rosso che ha unito questi sguardi personali è stato lo spazio comune, un prestigioso palazzo sede di uno storico antiquario di Arles in rue du Vernon 5.

Noi di NewSicilia.it li abbiamo accompagnati, ammirando le loro stampe, l’allestimento della mostra in uno spazio suggestivo ma difficile da gestire e testimoniando, per riportarvelo, il riscontro ottenuto e l’interazione con i tanti visitatori tra cui alcuni nomi di spicco del panorama fotografico mondiale.

Sguardi personali, ma anche differenti percorsi, tra gli 11 fotografi siciliani della spedizione. C’è chi è un veterano del festival di Arles, come i fratelli Veneziano, Salvo e Domenico assieme a Giuseppe Sinatra, fotografi professionisti, con decenni di esperienza ciascuno in tutti i generi fotografici: commerciale, moda, cerimonie ma soprattutto tanta ricerca artistica e tecnica. A Palermo, tramite l’associazione “Palermofoto” dell’ACSI Matteotti – che ha coordinato l’esposizione organizzata dall’ACSI nazionale (ente di promozione culturale e sportiva) – tengono corsi di fotografia e workshop, dalle basi all’avviamento alla carriera professionale, antiche tecniche di stampa, linguaggio fotografico, ritratti ecc. Alcuni dei compagni di viaggio sono stati loro allievi e i tre si muovono con disinvoltura tra i colleghi francesi e gli organizzatori del festival. Salvo Veneziano ha lavorato negli anni 80, durante dei workshop in Sicilia, con lo stesso Lucien Clergue, fondatore de “Les Rencontres de la photographie” scomparso alla fine del 2014. Da parte loro, in mostra stampe in cianotipia (su carta e virate con bagno di caffè per Domenico e nel caratteristico azzurro puro ma su lastre di vetro per Salvo) e ritratti con pellicola analogica per Giuseppe Sinatra, realizzati con una macchina fotografica DIANA, in cui gli “errori” dell’obiettivo e le caratteristiche prese di luce associati ad un leggero mosso danno vita a immagini sature e surreali, allo stesso tempo intriganti e fedeli ai soggetti ritratti.

È invece di Agrigento Fabio Florio, anche lui fotografo professionista lavora come freelance e tiene corsi sull’utilizzo di photoshop in fotografia. Col progetto “RUSTED”, ad Arles ha esposto “una personale visione della condizione umana: il quotidiano misurarsi con l’angoscioso logorio del tempo e dell’entropia, da un lato, e dei nostri maldestri tentativi di mettervi ordine, di darvi un senso, dall’altro”.

Da Gela, Roselena Ramistella si conferma fotografa promettente, con una visione intimista e onirica ma che allo stesso tempo va a bersaglio senza distrazioni; quest’anno è stata premiata al “Px3Paris Photography Prize 2016” con una delle opere in mostra ad Arles.

Peppe Tornetta, di Palermo, lavora come cassiere in un centro di bricolage, ma dagli anni novanta coltiva assiduamente la sua passione per la fotografia e per il cinema; fotografo e videomaker freelance, in Francia ha portato una composizione in cui la chiave è il linguaggio intimo legato all’acqua, primo di una serie di percorsi sugli elementi.

L’acqua è protagonista anche nell’istallazione del palermitano Alberto Gandolfo, ma stavolta ad indicare la naturalezza della maternità: ritratti dall’alto di madri in piscina che tengono in braccio i propri neonati, fotografie immerse in bacinelle colme d’acqua da osservare dalla stessa prospettiva zenitale. Alberto Gandolfo, assieme a 4 colleghi tra cui lo stesso Tornetta, ha da poco inaugurarto “Église” uno spazio espositivo ricavato da una chiesa del 1600 in via dei Credenzieri a Palermo.

Contumace Maria Cardamone, anche lei di Palermo, che per impegni di lavoro ha affidato ai colleghi il trasporto e l’esposizione del suo pluripremiato e pubblicato reportage “Alice Project”, relativo ad una scuola a Sarnath, in India, per bambini dislessici o con altri problemi di apprendimento, che si basa su un metodo sperimentato con successo da due insegnanti Italiani. In questo lavoro, la quotidianità, l’organizzazione e la fanciullezza di questi bambini sono immersi nella luce mistica dell’india e domina l’onnipresente e rassicurante indaco delle divise e delle pareti.

Fa base a Milano, ma è nato a Palermo e viaggia tanto, Enrico Doria. Ad Arles ha esposto “South African Farewell Blues”, paesaggi interiorizzati attraverso la sua fedele “HOLGA” mezzo di espressione personale favorito dal 2003 da questo fotografo, quando il suo desiderio è fissare in immagini dei “fantasmi”, ricordi e sensazioni non esattamente statici o compresi e messi “a fuoco” dall’animo, ma cionondimeno parte del suo viaggio e del desiderio di continuare ad esplorare e conoscere.

È un viaggiatore anche Pietro Alfano, psicologo di Palermo appassionato di reportage, che declina però in chiave personale. I suoi soggetti sono incontri e scorci che lo incuriosiscono ma che osserva sempre da un passo indietro. La solitudine è la protagonista del suo racconto fotografico, solitudine dei soggetti ritratti, anche in mezzo alla folla o ad una festa, ma anche condizione comune dell’essere umano, in una società sempre in bilico tra autoaffermazione ed esclusione da un sincero contatto.

Più tradizionale ma comunque interessante il reportage sull’Iran del catanese Davide Palmisano, esposto assieme a Manuela Marchetti di Trento, città in cui vive da anni anche il fotografo siciliano.

L’accoglienza del pubblico, dai colleghi di ogni parte del mondo ai tanti appassionati che come ogni anno hanno affollato le centinaia di mostre e installazioni del festival, è stata decisamente positiva e oltre ai complimenti e i contatti presi con editori e galleristi i nostri hanno anche venduto alcune delle loro opere. Nonostante l’impegno della presenza in galleria, i fotografi di “Regard Personnel/Espace Commun” hanno trovato il tempo per visitare le tante mostre del circuito ufficiale e dei “Voies Off” e di mostrare i propri portfolio durante le letture organizzate con esperti, agenzie e galleristi di tutto il mondo, esperienza altamente formativa oltre che fondamentale per intessere rapporti e trovare ulteriori canali per far circolare le proprie opere. I componenti di “Palermofoto” hanno a loro volta visionato i lavori di alcuni iscritti alle letture portfolio del festival, su incarico di una nota rivista italiana del settore. Allo stesso modo importanti, oltre che piacevoli, i tanti meeting e party informali organizzati dai vari espositori in giro per la cittadina francese.

Sicuri che sentiremo ancora parlare di questi artisti nostrani, vi rimandiamo al sito palermofoto.wix.com/arles2016 per una panoramica dei lavori esposti dai 16 fotografi italiani all’interno di “Regard Personnel/Espace Commun”.

Davide Bologna

Redazione NewSicilia