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Emergenza roghi a Catania: "Occorre attivarsi affinché il fenomeno non diventi incontrollabile"

Emergenza roghi a Catania: “Attivarsi affinché il fenomeno non diventi incontrollabile”

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6 lug 2017 - 11:31

CATANIA - “Una cosa va assolutamente chiarita: la posizione dell’amministrazione comunale di fronte all’emergenza incendi. Perchè vanno bene i proclami, vanno bene le dichiarazioni d’intenti ma se poi il direttore dell’ecologia e il responsabile del Verde del comune di Catania non si presentano a un tavolo tecnico della commissione al patrimonio, per capire le modalità e le tempistiche del piano di lavoro riguardante il progetto che noi abbiamo già presentato da settimane, rischiamo di rincorrere le emergenze andando avanti per tentativi durante l’intera estate”. A parlare è il presidente della commissione al patrimonio, Salvatore Tomarchio, nel corso della conferenza sull’emergenza roghi che sta colpendo l’intero capoluogo etneo.

“Il problema di fondo - dichiara Ersilia Saverino, vice presidente della commissione al Patrimonio - è che a rischio roghi non ci sono solo le periferie. Accanto ai terreni abbandonati spesso si trovano piazze, scuole, ospedali e chiese. Dopo la seduta itinerante al parco di Monte Po abbiamo verificato che il rischio fiamme è molto alto sulla circonvallazione, al viale Africa, vicino i presidi ospedalieri come il nuovo “Garibaldi”, il “Cannizzaro” e il “Policlinico”. E ancora, il cimitero, via Vincenzo Giuffrida, via Ala, con il carcere e la scuola, e il viale Kennedy affollato ogni giorno da migliaia di persone che fanno il bagno alla Plaia. L’amministrazione deve attivarsi affinché il fenomeno non diventi incontrollabile”.

«Il piano di interventi prevede delle procedure specifiche che si dividono in varie fasi -sottolineano i consiglieri comunali Carmelo Sofia e Francesco Saglimbene - il comune deve impiegare il personale della multiservizi e della direzione ecologia nelle opere di prevenzione in aree vaste come quella tra il viale Mario Rapidarsi, via Sabato Martelli Castaldi e via dei Piccioni. Forze antincendio da rimpolpare con l’impiego di volontari, trattori e decespugliatori per scongiurare un rischio rogo che metterebbe in ginocchio interi quartieri».

A Catania le zone “calde” sono decine. Lo schema tracciato dalla commissione al Patrimonio sulle aree maggiormente a rischio non riguardano solo i terreni abbandonati. « Il rischio incendi è un tema molto più complesso che riguarda anche la presenza dei campi rom - dice il consigliere comunale, Giuseppe Catalano -. Baraccopoli enormi dove accanto a stufe, bombole di gas e cucine di fortuna si trovano accatastati montagne di materiali infiammabili come copertoni, vecchi mobili e coperte. Basta una scintilla e scoppia un inferno com’è già successo nel viale Divino Amore o sul viale Africa. Lo stesso problema si verifica all’interno dei parchi troppo grandi per essere controllati. È il caso del parco di Monte Po dove vengono nascosti materiali pericolosi e, successivamente, dati alle fiamme per eliminare qualsiasi traccia».

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Redazione NewSicilia