Denuncia
 

Dormono dentro i mezzi dopo 16 ore di lavoro. Senza un pasto caldo. Il sisma nascosto dei vigili del fuoco

27 ago 2016 - 10:27

CATANIA - “C’era il panico. Calcola che la base di Rieti non ci dava notizie o info. Noi appena arrivati al paese. Prima traversa a sx ed abbiamo cominciato a tirare fuori quelli incastrati che urlavano…”.

È il testo dell’sms inviato ad un collega da uno dei vigili del fuoco giunti per primi ad Amatrice, una delle zone più martoriate dal terremoto che ha colpito il Centro Italia. Fa venire i brividi. Per vari motivi. Perché quelle poche righe sintetizzano quel che si sa e, soprattutto, quel che non si sa. Si sa che intere comunità sono state improvvisamente scaraventate in un inferno di terrore e dolore: “abbiamo cominciato a tirare fuori quelli incastrati che urlavano…”.

Non si sa che quelle urla laceranti i vigili del fuoco hanno potuto sentirle soltanto 7 ore l’invio delle richieste di soccorso. Le prime squadre sono riuscite a giungere 7 ore dopo perché “c’era il panico”, perché nessuno “dava notizie o info”.

Siamo in Italia, uno dei Paesi del Mediterraneo a maggiore rischio sismico, ed i vigili del fuoco, che dovrebbero essere prontissimi ad affrontare emergenze causate da terremoti, entrano nel panico, non sanno cosa fare nell’immediatezza. Nella galleria delle foto che supportano quanto scriviamo, vi suggeriamo di osservare con attenzione: troverete la tabella con la registrazione dei ritardi. Oltre al messaggio incredulo e sconvolto abbiamo la possibilità di offrirvi un documento che permette di comprendere ancora più approfonditamente.

Di vedere quel che accade oltre il circo mediatico, oltre le apparizioni istituzionali. “È un fatto gravissimo – denuncia Costantino Saporito, rappresentante nazionale dell’Unione Sindacale di Base dei vigilli del fuoco – sette ore di ritardo sono un’eternità. La colpa non è di certo degli uomini, ma di chi li comanda. Siamo stufi di dirigenti non all’altezza o che hanno più a cuore le loro carriere, anziché il bene dei lavoratori e di chi loro sono chiamati a soccorrere. Inoltre, un plauso alla solidarietà, alla grande umanità che contraddistingue il nostro popolo quando avvengono eventi tragici, ma la disordinata gestione dei numerosissimi volontari che spetta alla Protezione Civile sta complicando le operazioni: la folla intasa tutte le vie dei centri colpiti e molte strade di accesso sono chiuse, quindi i mezzi devono affrontare un’ora buona di tornanti per spostarsi dal campo base alle zone dove si interviene”.

Il video registrato in notturna dai vigili del fuoco ad Amatrice mostra in quale scenario devono muoversi i mezzi. E spiega perché si fa appello ad una ottimizzazione delle risorse umane: provate a visualizzare di giorno quel che vedete con le associazioni di volontariato, troupe televisive, inviati dei vari mezzi di informazione, i cittadini disperati mentre si affollano fra quelle sottili ferite che sono ormai le vie.

Ma non si sanno altri dettagli ancora. Ai quali si stenta a credere. Più di 48 ore di lavoro e nessun pasto caldo. La macchina organizzativa del dipartimento non ha provveduto. Sono trascorse più di 48 ore dal sisma e per i vigili del fuoco, fra i quali sono presenti anche tredici giunti dalla Sicilia, nessun pasto caldo. Lo ripetiamo.

Ecco il testo di un altro sms che testimonia lo stato d’animo dei soccorritori che più di tutti stanno in prima linea, che più di tutti si sacrificano, rischiano. Lo ha inviato un vigile del fuoco ad un rappresentante sindacale per sfogare la frustrazione appena ha scoperto cosa avrebbe messo sotto i denti dopo ben 16 ore trascorse a scavare fra le macerie sperando di trovare qualcuno ancora vivo: “Stiamo scavando senza sosta, anche con le mani, cerchiamo qualsiasi rumore o richiesta di aiuto. Ora sono in pausa. Dopo una giornata massacrante ecco una scatoletta di tonno. Proprio ci voleva…”.

“È vero che un’emergenza impone sacrifici – sbotta Saporito – ma quello dell’alimentazione per noi che subiamo un elevatissimo dispendio di energie mentali e fisiche è un fattore determinante per potere essere efficienti al massimo, oltre che come conforto. Non a caso è chiaramente specificato nel regolamento l’apporto calorico di cui abbiamo bisogno. Le innumerevoli esercitazioni e preparazioni che di norma di susseguono annualmente servono proprio per organizzarci al meglio in casi particolari così come quello che stiamo affrontando. Ma i fatti stanno, purtroppo, raccontando altro”.

Non basta. C’è dell’altro. Eccome. Alcuni vigili del fuoco, durante il riposo notturno, sono stati costretti a dormire all’interno dei mezzi di trasporto, nell’angusto, scomodo, inadatto vano posteriore o sui sedili nella cabina di guida. Avete letto bene, dentro i mezzi. Nella galleria troverete la foto, oltre a quella del pasto frugale, ospedaliero, messo a disposizione, che testimonia lo scandalo. Anzi sono due le foto che immortalano le condizioni indefinibili in cui devono riposare i vigili dopo giornate estenuanti.

C’è anche quella di un enorme mezzo posteggiato all’interno del cortile di una caserma. È il polo abitativo del comando di Genova. E’ un mezzo polifunzionale che viene utilizzato come alloggio. Fino a ieri era ancora a Genova, perché lì lo hanno dimenticato, anziché metterlo in moto per raggiungere subito il campo base.

Uno scandalo causato sempre dallo stesso motivo: il panico, l’inammissibile caos organizzativo, che ha fatto pure dimenticare un polo abitativo a Genova. “Le tende che sono state allestite possono contenere massimo 40 operatori – rivela il battagliero rappresentante Usb – e ci dormiamo in 72. E alcuni sono pure rimasti fuori. Per questo hanno dovuto dormire dentro i mezzi. Sul polo abitativo dimenticato a Genova, che fino a ieri ancora non era in viaggio, meglio stendere un velo pietoso. In compenso, però, abbiamo visto sfilare il ministro dell’Interno Angelini Alfano insieme con il capo del corpo dei vigili del fuoco Gioacchino Giomi ed il capo del nostro dipartimento nazionale Bruno Frattasi.

Una passerella fra le macerie, mentre quelli che stanno svolgendo il vero lavoro, quello più complesso ed impegnativo nei luoghi del disastro, siamo noi vigili del fuoco sul campo, in mezzo alla gente, non dietro le scrivanie a giocare a fare i manager cavalcando l’onda mediatica, sfruttando la nostra professionalità. Che non faremo mai mancare. Per noi il nostro lavoro è una missione. Vorremmo che lo fosse anche per i dirigenti e per chi ci governa. I soccorritori meritano rispetto. Almeno quello”.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia