Emergenza
 

Discarica di Misterbianco, quel "mostro" che sta divorando il futuro delle famiglie

Discarica di Misterbianco, quel “mostro” che sta divorando il futuro delle famiglie

14 mar 2016 - 06:00

MISTERBIANCO - Esiste un momento nella vita di ciascuno nel quale – a causa di particolari eventi o semplicemente per “fare il punto della situazione” – ci si trova a navigare in un mare di “perché” alla ricerca di un porto di certezze nel quale approdare.

In quei momenti, molto spesso, non esistono risposte risolutrici ma un’unica grande verità: si è nati nel posto sbagliato.

Ebbene sì, è solo questione di “fortuna”.

Esistono posti, infatti, in cui si può respirare tranquillamente l’aria del proprio giardino, dove ci si può dissetare dell’acqua del rubinetto. Posti nei quali non c’è motivo di preoccuparsi della genuinità dei prodotti che affollano la tavola, dove portare i bimbi al parco non può che essere una gioia.

In questi posti non ci si ammala per fattori di criticità “in corso di verifica”, le famiglie non vivono nella paura, la possibilità di avere un futuro non è un sogno da realizzare o un obiettivo da conseguire. Sono posti in cui esistono persino Diritti, dove nessuno è consapevole di essere fortunato semplicemente perché tutto va come deve andare.

E poi esistono i “non-luoghi”.

Posti in cui vivere o morire è solo questione di fortuna, dove il futuro dei propri figli è avvolto in una coltre di incertezza. Posti dove l’oggi è preoccupazione e il domani eventualità.

Immaginate di vivere a poche centinaia di metri da una “bomba ecologica” e forse sarà chiaro il senso del discorso.

A metà tra i territori dei comuni di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia sorge quello che i cittadini definiscono un “mostro”: la discarica “Valanghe d’inverno” sulla quale si sono abbattute aspre critiche per l’impatto ambientale e le ripercussioni sulla salute dei residenti della zona.

La discarica sorge su una porzione di terreno che divide i due comuni pedemontani, in un’area ricchissima di bacini idrici, fortemente contaminati da vari agenti inquinanti, metalli e liquami potenzialmente in grado di far scoppiare un’emergenza ambientale e sanitaria senza precedenti.

Secondo la normativa comunitaria la discarica dovrebbe trovarsi ad almeno 5 Km dal centro abitato intendendosi con tale espressione un “insieme di edifici [...] un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada”, ma basta “affacciarsi” dalla villa di Misterbianco, cuore pulsante della cittadina etnea, per “godere” della vista della discarica distante qualche centinaio di metri più in là.

Nel 2014 un primo campanellino d’allarme: una serie di intercettazioni mettono in luce un sistema di corruzione e mazzette – legati alla concessione delle autorizzazioni ambientali della discarica – che costringe la Regione a disporne la chiusura “essendo presenti atti e documenti che dimostrano il mancato rispetto delle norme tecniche nelle attività di gestione rifiuti poste in essere nel tempo nel sito in questione” e per la necessità di scongiurare “fenomeni di degrado ambientale e di potenziale contaminazione delle matrici acque, suolo e aria”.

La società che gestisce la discarica viene indagata per mafia ed è necessario provvedere alla nomina di 3 commissari che “avrebbero” dovuto occuparsi della gestione fino alla chiusura definitiva della stessa.

Il condizionale è d’obbligo, visto che la discarica è ancora in funzione e non sembra intravedersi la possibilità di una sua dismissione nel breve termine.

Nel 2015 un secondo campanellino d’allarme: a maggio, infatti, i 3 commissari chiedono addirittura l’abbancamento di altre 350 mila tonnellate di rifiuti, chiedendo in sostanza, l’ampliamento della capacità della discarica in termini di tonnellate conferibili e determinando, di fatto, la sopravvivenza della stessa.

Qualcosa comincia a puzzare ma non si tratta soltanto di immondizia.

Ci si chiede come mai i commissari abbiano tutto l’interesse a disattendere l’ordine della Regione, chiedendo di mantenere in vita la discarica e, soprattutto, se tutto ciò possa avere a che fare con i loro compensi.

Ebbene, l’esito dell’interrogazione parlamentare dell’on. Giuseppe Berretta, non lascia scampo a dubbi: 45 mila euro lordi al mese per chi gestisce l’appalto della nettezza urbana di Catania e la discarica e “solo” 25 mila per chi si limita a occuparsi della discarica.

La Regione a questo punto, temendo che la bomba ambientale e sanitaria possa esplodere da un momento all’altro, nega l’autorizzazione ma, in ragione dell’esigenza di dover comunque offrire un servizio di smaltimento dei rifiuti, emette ben 11 ordinanze di proroga.

Risultato: la discarica è ancora aperta.

Il terzo campanellino d’allarme è quello scattato dai numerosi casi di tumore e leucemia registrati tra i residenti delle zone in prossimità del “mostro”.

Il suono del quarto campanellino sarebbe meglio non si avvertisse.

Tre non sono già abbastanza?

Marco Bua