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Disarticolata associazione transnazionale: compravano donne nigeriane e le facevano prostituire. IL VIDEO

16 nov 2015 - 06:27

RAGUSA - Facevano parte di un’organizzazione dedita al mercato di esseri umani e, nello specifico, di donne e giovani ragazze da inserire nel mondo della prostituzione. La polizia di Ragusa, in collaborazione con altre centrali operative d’Italia ha smantellato un’associazione a delinquere transnazionale che operava in Nigeria, Libia, Italia e altri paesi europei.

A finire in manette sono state quattro persone: a Novara Ejire Oghene Ogagaoghene, 25 anni, e Ogaga Oghene Oju, 32 anni; a Ferrara Angela Oboh, 28 anni; a Napoli Felicia Kelechi Izogie, 27 anni.

Nello specifico, compravano giovani donne nigeriane, il più delle volte minorenni, per costringerle a prostituirsi per pagare un debito inesistente sotto la minaccia di esercitare i malefici dei riti voodoo alle quali erano state sottoposte prima di partire. 

Importante è stata la dichiarazione di una ragazza sbarcata a Pozzallo lo scorso 14 febbraio. La polizia, avendo notato che sul barcone la presenza femminile era in netta maggioranza ha indagato interrogando le passeggere. Tra queste, una ha deciso di esporsi maggiormente raccontando la sua storia: “Mi avevano detto che non avrei dovuto pagare nulla, a parte i 400 euro anticipati per il tragitto. Poi mi hanno sottoposta a dei riti vodoo, dicendomi che servivano per pregare per me, ma qualora non avessi onorato i miei debiti sarei morta”.

Da qui il nome dell’operazione: “baba-loa”, una figura religiosa molto conosciuta in Nigeria e che benedice la partenza delle donne attraverso dei riti magici. Elementi importanti sono capelli, peli pubici e unghie.

Così, invogliata dalle forze dell’ordine ha deciso di lasciare il numero di telefono che le avevano detto di contattare una volta giunta in Italia. Da qui la polizia ha dato il via ad una lunga serie di indagini, fino a individuare i tre centri dell’organizzazione.

Molto particolare l’intervento di Novara, dove una donna è stata trovata all’interno dell’abitazione dei due arrestati: veniva obbligata a prostituirsi per restituire la somma di 25 mila euro.

Redazione NewSicilia