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La cooperativa Arc-En-Ciel spegne 10 candeline

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30 mag 2017 - 17:25

RAGUSA -  Dieci anni di vita, dieci anni di servizio agli immigrati. La cooperativa sociale “Arc-En- Ciel” festeggia oggi il suo decimo anno di attività nella provincia di Ragusa. La realtà, nata nel 2007 dalla spinta di 5 ragazzi migranti titolari di protezione internazionale, è diventata nel tempo una cooperativa che offre lavoro a 25 persone e che si è specializzata nei servizi socio assistenziali.

Arc-en- ciel – spiega il presidente Roberto Criscionevuol dire ‘Arcobaleno’ ed è il frutto di una intuizione condivisa tra alcuni ragazzi giunti in Italia da varie parti dell’Africa come richiedenti asilo. Essendo loro molto preparati e capaci di parlare correttamente diversi idiomi, i primi servizi sono stati di mediazione linguistica. I nostri ragazzi venivano chiamati nei vari centri di accoglienza per migranti nel territorio e usati per le traduzioni e le mediazioni culturali, specie a Pozzallo nelle aree di sbarco”.

Criscione diventa presidente della cooperativa nel 2009. “Da quel momento – spiega – abbiamo cercato di far crescere sempre la cooperativa con piccoli progetti in collaborazione con gli enti locali, sempre mantenendoci sulla linea delle mediazioni linguistiche e culturali. Dal 2011, invece, abbiamo avuto modo di contribuire all’emergenza sbarchi attraverso l’avvio di un nostro primo centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale. Dal 2013 e fino al settembre dello scorso anno abbiamo condotto una collaborazione con l’Opera Pia ‘Eugenio Criscione Lupis’ per la gestione di 48 posti in accoglienza per migranti”.

Oggi Arc-En-Ciel, gestisce un Centro di Accoglienza Straordinaria a Giarratana per nuclei familiari e, dal giugno 2016, ha una struttura accreditata per l’integrazione di 15 minori stranieri non accompagnati a Ragusa. Un’altra struttura per minori è stata accreditata dal luglio dello scorso anno per 24 posti, sempre su Ragusa mentre si attende l’avvio di un ulteriore progetto su Modica.

Ripercorrere in sintesi questi nostri dieci anni – sottolinea Roberto Criscione – significa volere offrire al territorio una riflessione: la cooperazione sociale equivale ad una concreta opportunità di sviluppo, di crescita sociale, economica e culturale per il nostro territorio. Non bisogna vivere la presenza dei migranti come un problema o, peggio, come un fastidio, ma come una delle vie percorribili per lo sviluppo. Uno sviluppo che passa da una occupazione seria, da un incontro reale tra culture, da una crescita delle professionalità che ogni giorno devono essere messe in campo. Noi, nel nostro piccolo, proviamo a seguire questa strada”.

 Un piccolo passo alla volta, in dieci anni può portare davvero lontano.

 

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Redazione NewSicilia